Astronomia, ecco le abitudini alimentari dei buchi neri

Gbt

Roma, 23 lug. (askanews) - Gli astronomi hanno individuato un gigantesco buco nero che con una massa di 100 milioni di masse solari è stato colto in flagrante mentre sta distruggendo una stella massiccia. Si tratta del primo esempio per cui si è abbastanza certi che l'oggetto sia rimasto di recente a "dieta di gas", un indizio importante che permette inoltre di capire qual è il tipo di "cibo" con si alimentano per lo più i buchi neri.

Determinante è stata l'analisi dei dati dell'archivio della Sloan Digital Sky Survey (SDSS), e dei telescopi spaziali XMM-Newton and Chandra. I risultati di questo studio, segnala Media Inaf, il notiziario online dell'Istituto nazionale di astrofisica, sono pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Andrea Merloni del Max-Planck Institute for Extraterrestrial Physics (MPE), autore principale dello studio, e i membri del suo gruppo hanno esplorato l'enorme archivio di dati della SDSS in vista di una futura missione satellitare in banda X. La survey SDSS ha osservato un'ampia frazione del cielo con il suo telescopio ottico prendendo una serie di spettri di galassie e buchi neri distanti. Per una serie di motivi, gli scienziati hanno ottenuto gli spettri di alcuni oggetti più volte. Ora, nel momento in cui il gruppo stava analizzando uno degli oggetti ripreso con spettri multipli, noto con la sigla SDSS J0159+0033, una galassia nella costellazione della Balena alla distanza di circa 3,5 miliardi di anni luce dalla Terra, i ricercatori hanno verificato uno straordinario cambiamento.

"Di solito, le galassie distanti non mostrano variazioni significative nel corso della loro vita, cioè su tempi scala dell'ordine di anni o decine di anni - spiega Merloni a Media Inaf -. Ma questa ha mostrato una variazione drammatica del suo spettro come se il suo buco nero si fosse acceso e spento". Ciò è accaduto tra il 1998 e il 2005 ma nessuno aveva notato lo strano comportamento fino allo scorso anno.

Per fortuna, i due maggiori osservatori spaziali X, XMM-Newton dell'Esa e Chandra della Nasa, hanno osservato la stessa area di cielo abbastanza vicina all'istante di tempo in cui si è avuto il "flare" e poi di nuovo circa dieci anni più tardi. Ciò ha permesso agli astronomi di avere un'informazione unica sull'emissione di alta energia che rivela come la materia viene processata nelle immediate vicinanze del buco nero centrale.

Sappiamo che le galassie contengono un elevato numero di stelle ma alcune di esse, quelle più sfortunate, possono passare nelle vicinanze del buco nero centrale: qui vengono distrutte e alla fine "divorate" dal mostro. Se il buco nero è abbastanza compatto, le forti interazioni mareali fanno letteralmente a pezzi la stella in modo spettacolare. Ciò che rimane di essa continua a spiraleggiare attorno al buco nero e produce enormi brillamenti di radiazione (flare) che possono raggiungere una luminosità pari a quella di tutte le stelle della galassia ospite per un periodo di tempo che va da qualche mese a un anno.

La dimensione del sistema in questione non è il solo aspetto intrigante di questo particolare "flare" ma è anche il primo per cui gli scienziati possono essere abbastanza certi che il buco nero sia rimasto di recente a "dieta di gas" (cioè alcune decine di migliaia di anni). Si tratta di un indizio importante che permette di comprendere, appunto, di quale tipo di "cibo" si alimentano per lo più i buchi neri.