Astuti a Fontana: su Asst Varese interventi concreti non parole

Alp
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Milano, 16 nov. (askanews) - Quella fatta dagli infermieri e dagli operatori socio sanitari del Pronto soccorso della Asst dei Settelaghi di Varese "è una pesante denuncia che evidenzia la piena emergenza in cui si opera nei pronto soccorso del varesotto, dove infermieri e Oss sono costretti a turni di 12 ore per la carenza di organico, in spazi non sempre idonei ad affrontare la pandemia: tutto ciò dopo mesi interi in cui si sarebbero dovuti attrezzare gli ospedali per la seconda ondata ma non si è fatto nulla". E' quanto ha dichiarato in una nota il il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti, commentando la lettera in risposta a quella del governatore lombardo, Attilio Fontana, scritta il 12 novembre scorso dal personale sanitario. "Condividiamo - ha concluso Astuti- la denuncia degli operatori e chiediamo, con loro, a Fontana di andare finalmente oltre le vuote parole in loro appoggio che rischiano, nella tragicità del momento, di essere una beffa e di intraprendere azioni che garantiscano, nell'emergenza, una sanità pubblica efficiente e sicura per operatori e pazienti". Nella missiva indirizzata a Fontana, gli operatori sanitari varesini denunciavano di "essere costretti ad effettuare turni da 12 ore lavorative oltre che a saltare giorni di riposo", lamentando che "l'organizzazione della Sanità Lombarda non può basarsi solo sulla abnegazione di medici infermieri ed Oss". I lavoratori avevano inoltre sottolineato come, "in questa seconda ondata dell'epidemia di Covid-19, avremmo voluto trovare una sanità riorganizzata e preparata: ci saremmo aspettati che il numero di operatori sanitari, già in carenza cronica, fosse tempestivamente adeguato e formato; che i posti letto fossero incrementati per far fronte all'emergenza, ma anche per consentire la prosecuzione delle 'normali' attività; e che i lavori strutturali necessari alla tutela degli utenti e degli operatori fossero preventivamente ultimati". "A complicare ulteriormente la situazione la richiesta da parte di Regione Lombardia di infermieri e medici da inviare presso l'ospedale di Milano Fiera, già perché in questi mesi non si è pensato ad assumere e formare personale per attivare questo servizio" avevano proseguito il personale, aggiungendo che "i posti letto prima dell'attuale emergenza fossero addirittura diminuiti e che le opere necessarie ad affrontare la pandemia garantendo spazi accettabili, anche se probabilmente non idonei, sono attualmente in corso". "Non crede sia giunto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità garantendo una sanità pubblica sicura ed efficiente per cittadini ed operatori?" avevano continuato, cocludendo "siano i fatti a dare valore e dignità alla politica e non le parole rubate a papa Francesco".