Attacco a Lione, aggressore 'ha sentito le voci'

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Il bilancio il giorno dopo l'agressione a Villeurbane, nella banlieue di Lione, in Francia, è di 1 morto, un uomo di 19 anni, e otto feriti di cui tre gravi "ma non sono in pericolo di vita". A riferirlo è il procuratore di Lione, Nicolas Jacquet nel corso di una conferenza stampa. L'agressore, sottolinea, "era sprovvisto di documenti di identità nel momento del suo arresto. Dai documenti poi rinvenuti emergono tre date di nascita per l'agressore, di nazionalità afgana, che quindi avrebbe 27, 31 o 33 anni. 

E' entrato in Francia una prima volta nel 2009 da minorenne. Poi è stato localizzato in Italia nel 2014, in Germania nel 2015 e infine in Norvegia nel 2016. E' tornato in Francia nuovamente a giugno del 2016. E' titolare di un permesso di soggiorno temporaneo con una domanda di rinnovo valida fino al 31 gennaio 2021". 

Dai primi elementi dell'indagine non si riscontrano elementi da lasciare pensare ad una sua radicalizzazione. L'agressore, rileva il Procuratore, "è un musulmano. Non aveva antecedenti giudiziari e non era conosciuto dai servizi su una sua eventuale radicalizzazione".  

L'agressore, sottolinea ancora Jacquet, nel corso dei primi interrogatori "ha riconosciuto parzialmente i fatti" ma ha rilasciato dichiarazioni "incoerenti e confuse". In particolare "dice di aver sentito delle voci insultare Dio e che gli davano l'ordine di uccidere. Ha indicato anche di aver creduto riconoscere la sua prima vittima: un uomo con il quale avrebbe avuto un contenzioso". L'agressore "ha riconosciuto di avere consumato una quantità notevole di cannabis" prima di passare all'azione, sottolinea ancora il Procuratore. "Le analisi tossicologiche lo hanno poi confermato". Una prima valutazione psichiatrica è stata effettuata. La Procura antiterroristica francese non si occupa al momento della vicenda "visto e considerata la personalità" dell'aggressore. "Sarà la Procura di Lione a seguire la vicenda", aggiunge Jacquet.