Parla l'autista che dirottò autobus studenti: "Chiedo perdono"

webinfo@adnkronos.com

di Antonietta Ferrante "Chiedo pubblicamente perdono a tutti. Sono pentito per quello che ho fatto, la situazione mi è sfuggita di mano. Io non volevo uccidere nessuno". È un uomo solo e provato Ousseynou Sy, 47 anni, l'autista di origine senegalese che lo scorso 20 marzo ha dirottato un bus con a bordo 50 studenti di Crema e tre accompagnatori.  

Da sei mesi è rinchiuso nel sesto raggio del carcere milanese di San Vittore, in una cella del cosiddetto reparto protetti, senza alcun contatto con gli altri detenuti. È una precauzione per chi è accusato di aver compiuto reati contrari all'etica, anche dietro le sbarre vige la regola che i bambini non si toccano mai. Un'azione studiata, con tanto di video registrato in anticipo per spiegare la scelta politica, che doveva concludersi sulla pista di Linate ma che, invece, è stata sventata dai carabinieri, con l’autobus avvolto dalle fiamme dopo che erano stati messi tutti in salvo.  

"Sono dispiaciuto e pentito - racconta Sy all'Adnkronos, tramite il suo legale Richard Ostiante -. La situazione mi è sfuggita di mano, io non volevo uccidere nessuno ma solo fare un gesto dimostrativo perché si parlasse dell'emergenza immigrati, dei bambini che nell'indifferenza generale muoiono nel Mediterraneo, di un esodo dall'Africa all'Italia e all'Europa che non interessa nessuno. La loro sofferenza non può rimanere silenziosa". Un gesto "dimostrativo" come spiegato fin da subito davanti ai titolari dell'indagine, i sostituti procuratori Luca Poniz e Alberto Nobili, che hanno chiesto il processo immediato per strage, sequestro di persona, incendio, resistenza e lesioni. Il tutto aggravato dalla minore età delle vittime e dalla finalità del terrorismo.  

Il processo inizierà mercoledì 18 settembre davanti ai giudici della prima corte d'Assise d'appello, l’imputato ha deciso di non ricorrere al rito abbreviato e dunque alla possibilità di ottenere lo sconto di un terzo della pena nel caso di condanna che visti i reati potrebbe essere molto lunga. Una scelta accolta dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Ostiante e Domenico Meddis che, da quanto si apprende non vogliono giocare la carta dell'infermità.  

"Per ora - spiega il difensore Ostiante - non chiederemo la perizia per discutere della capacità, parziale o totale, di intendere e di volere perché non c'è nulla che indichi un'alterazione". Sposato, padre di due figli, Sy non ha più contatti con la sua famiglia e in carcere non vuole incontrare nessuno.  

"E' una persona forte, ma la situazione che sta vivendo inevitabilmente pesa sul fisico e sulla mente. Trascorre le giornate da solo, un isolamento continuo che mi fa temere possa crollare", dice il difensore. Mercoledì prossimo Sy è pronto ad affrontare l'accusa. "In aula voglio raccontare integralmente la verità, quanto accaduto il 20 marzo, perché ho scelto di fare questo gesto dimostrativo. So e accetto le conseguenze a cui vado incontro, ma voglio raccontare la mia storia", conclude.