Attentato di Nizza: via al processo, familiari delle vittime uditi come testimoni

I familiari delle vittime dell'attentato di Nizza saranno chiamati a testimoniare a partire dal 5 settembre, data di avvio del processo della strage in cui persero la vita 86 persone ed altre 400 rimansero ferite sulla celebre promenade des Anglais.

Il 14 luglio 2016, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, 31 anni, tunisino residente a Nizza, si lanciò - alla guida di un camion - sulla folla riunita per i fuochi d'artificio della festa nazionale transalpina, prima di rimanere ucciso per mano delle forze dell-ordine.

Dopo aver perso la moglie sei anni fa, Bruno Razafitrimo sta crescendo da solo i suoi due figli.

"Sì, sono interessati e non dimenticano, immagazzinano le informazioni, basta raccontargli del 14 luglio e loro rivivono il momento.

Quindi sì, ricordano ancora tutto bene, anche se li tengo occupati come meglio posso".

Tragedia similare vissuta da Hager Ben Aouissi, fondatrice di un'organizzazione per i familiari delle vittime, anch'ella prossimamente sul banco dei testimoni.

"Il poco che questa prova ci può portare, dobbiamo prenderlo - dice quest'ultima - perché è un passo in questo percorso di ricostruzione, che è molto complicato, stiamo vivendo vite molto danneggiate ma è un passo avanti.

E poi c'è il processo terroristico, ora il tribunale dà alle vittime la possibilità di testimoniare e questo è molto importante.

Penso che il fatto che possiamo parlare al processo sia qualcosa che non dovremmo trascurare".

Aurelien Morissard/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.
AP Photo - Aurelien Morissard/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved.

Più di sei anni dopo essere stata colpita da uno degli attacchi più letali in Francia, Nizza è sulla strada della resilienza, secondo lo storico Yvan Gastaut.

"Nei giorni seguenti - dice - ci sono state molteplici tensioni: penso in particolare a una comunità che è stata sia un bersaglio che una vittima, i musulmani.

Musulmani a Nizza, che sono molto presenti in città, non necessariamente nel centro della città, ma in periferia: ci sono state molte vittime musulmane durante questo drammatico episodio e, allo stesso tempo, i musulmani sono stati molto stigmatizzati insieme all'assassino.

E questo è una questione centrale in città, le cui conseguenze non sono state ancora risolte".

Il tribunale esaminerà anche le responsabilità di altre otto persone, amiche dell'assassino o intermediari coinvolti nel traffico di armi che gli erano state spedite.

Tre persone (Chokri Chafroud, Ramzi Arefa e Mohamed Ghraieb) risponderanno delle accuse di "associazione a delinquere a scopo terroristico".