Attentato nei pressi dell'ambasciata americana a Tunisi. Un morto

Brahim Maarad

Torna il terrore a Tunisi: due attentatori suicidi si sono fatti saltare in aria davanti all'ambasciata americana. Hanno ucciso un agente di polizia e ferito altre sei persone. L'ultimo attacco jihadista nel cuore della capitale tunisina è avvenuto nonostante uno stato di emergenza imposto nella nazione nordafricana nel 2015 a seguito di una serie di sanguinosi attentati rivendicati dal gruppo dello Stato islamico.

L'esplosione, avvenuta a mezzogiorno, ha scosso il distretto di Berges du Lac che ospita l'ambasciata super blindata, causando il panico tra pedoni e automobilisti. "Due persone hanno attaccato una pattuglia di agenti, nella strada che conduce all'ambasciata americana", ha spiegato il ministero dell'Interno per precisare che nel mirino vi era la polizia e non il corpo diplomatico Usa.

Gli assalitori, due giovani del posto già note alle forze dell'ordine e in passato condannati per terrorismo, si sono recati nella zona in motocicletta e hanno fatto esplodere i loro dispositivi esplosivi mentre venivano avvicinati dagli agenti in una rotonda vicino all'ambasciata. "Era un dispositivo esplosivo fatto in casa e stiamo cercando coloro che hanno contribuito a realizzarlo", ha spiegato il ministro dell'Interno, Hichem Mechichi.

Poche ore dopo le forze speciali della polizia hanno fatto alcuni blitz in due quartieri della classe operaia nel nord di Tunisi. Il presidente della Repubblica, Kais Saied, e il presidente del Parlamento, Rashed Ghannouchi, hanno visitato i feriti. "La lotta al terrorismo richiede non solo un approccio alla sicurezza, ma anche un approccio culturale e sociale", ha affermato Saied.

Il partito Ennahdha di ispirazione islamista di Ghannouchi, la principale forza politica del Paese, ha invitato "le istituzioni a raddoppiare i loro sforzi" contro il terrorismo e ad adottare una legge - controversa - che estende le prerogative della polizia.