Attente mamme, arriva la vigoressia: il disturbo alimentare dei ragazzini

L’adolescenza è uno dei periodi più delicati nella vita di una persona, tanto è vero che sono molti i genitori apprensivi che temono che i propri figli possano intraprendere strade sbagliate. I disturbi alimentari come anoressia e bulimia fanno sicuramente parte di queste legittime paure, ma c’è anche un pericolo che in molti non conoscono: la vigoressia.

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Fenomeno in crescita soprattutto tra i ragazzini tra gli 11 e i 12 anni, la vigoressia (detta anche anoressia riversa) è una disfunzione a tutti gli effetti. Ma di cosa si tratta? Qual è il modo di affrontarla? Quali sono le cause e quali le soluzioni?

Ecco cos’è la vigoressia, l’anoressia disfunzionale

L’individuo affetto da vigoressia, a differenza di anoressici e bulimici, non è convinto dell’idea che magro sia bello ma è ossessionato dalla massa muscolare. Lo sviluppo fisico diventa centrale nella vita dell’individuo, che sacrifica il resto per aumentare la propria fisicità e tonicità muscolare, spesso ricorrendo anche a farmaci e ormoni.

Pertanto, chi cade nella trappola vigoressica non si priva di cibo, né mangia fino allo svenimento per poi vomitare. Al contrario, seguirà uno stile alimentare vigoroso, per quanto potenzialmente nocivo. E accompagnato da allenamenti estenuanti.

La dieta dei vigoressici si impone infatti come qualcosa di ipocalorico e iperproteico, spesso limitando al massimo l’assunzione dei liquidi. Inutile dire che si tratta di un regime alimentare dannoso che, combinato con l’assunzione non controllata di farmaci (talvolta illegali) può portare a danni irreversibili.

Come si cura la vigoressia?

Massa magra, allenamenti ossessivi e tonicità muscolare diventano dei feticci in nome dei quali sacrificarsi. I modelli a cui tendere non sono delle magrissime ragazze da copertina, ma degli iper-pompati energumeni dai fisici spesso irraggiungibili.

Combattere la vigoressia è qualcosa di molto complicato, data l’estrema riluttanza dei pazienti di accettare l’esistenza dei propri disturbi e i danni che ne derivano. Il trattamento principale è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, combinata ad una terapia farmacologica volta a tentare di ristabilire l’equilibrio fisico.