“Attenti al cane” non basta, se aggredisce paga il padrone

“Il proprietario dell’animale non può ritenersi esentato da responsabilità per avere apposto un cartello con la scritta “attenti al cane””. (Credits – Flickr/Christian Dalager)

Basta il cartello all’ingresso della propria proprietà che avvisa della presenza di un cane per garantire al padrone dell’animale l’impunità in caso di aggressione? No, o almeno così dice la Cassazione con la sentenza 17133 depositata ieri, che ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica di Palermo contro l’assoluzione dal reato di lesioni colpose emessa dal Giudice di pace di Palermo in favore del proprietario di un cane di grossa taglia.

Il cane, lasciato libero nella proprietà dell’uomo, aveva aggredito il postino nel vialetto di casa. La sentenza del Giudice di pace aveva proprio sottolineato la presenza del cartello che avvisava della presenza del cane, dichiarando che il “aveva costituito un fatto imprevedibile e non evitabile dal custode del cane, ed inoltre non sanzionabile perché verificatosi all’interno di una proprietà privata” e che la colpa, di fatto, era del postino che era entrato nella proprietà nonostante il cartello.

Una sentenza ribaltata dalla Cassazione, con i Giudici Supremi che hanno ritenuto l’indicazione sulla presenza del cane non sufficiente a escludere la responsabilità per i eventuali morsi dal momento il proprietario ha obblighi “che vanno adempiuti assicurando il cane a un guinzaglio o a una catena, ovvero custodendolo in una zona del giardino che non gli consentisse di avvicinarsi agli estranei o di scappare”.

Il cane era al guinzaglio, tenuto dalla figlia del proprietario di casa, e si era liberato azzannando il postino. Secondo il PM che ha fatto ricorso, però, “l’ingresso di un postino presso un’abitazione privata è una attività assolutamente ordinaria e prevedibile da parte del proprietario dell’animale che non può ritenersi esentato da responsabilità per avere apposto un cartello con la scritta “attenti al cane””. Per questo è arrivata la condanna, che farà giurisprudenza.

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