Atteso forecast Fed ottimistico, ma nessun cambio di politica in vista

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Il Presidente della Fed Jerome Powell a Washington

(Reuters) - La Federal Reserve dovrebbe pubblicare questa settimana un outlook con un tasso di crescita dell'economia per il 2021 ai massimi da decenni, con la disoccupazione in calo e l'inflazione in risalita, mentre la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 entra nel vivo e il pacchetto di aiuti da 1.900 miliardi di dollari arriva a disposizione delle famiglie.

Tuttavia gli investitori che si attendono che le più rosee previsioni si traducano in cambiamenti di politica monetaria già questo mercoledì, alla fine del meeting di due giorni del Federal Open Market Committee, rimarranno con ogni probabilità delusi.

"Il Fomc non validerà le attese del mercato di un aumento dei tassi anticipato e reitererà le intenzioni di mantenere una politica monetaria molto accomodante per il futuro prossimo", ha spiegato in una nota ai suoi clienti l'economista di Cornerstone Roberto Perli.

La Fed ha mantenuto i tassi d'interesse inchiodati vicino allo zero per l'anno passato e ha promesso di mantenerli fermi fino a quando l'economia non raggiunga il pieno impiego e il tasso d'inflazione non abbia toccato il 2% e sia sulla buona strada per superare questa soglia per qualche tempo.

L'asticella per l'aumento dei tassi di interesse è più alta che in passato. Con l'inflazione che è rimasta negli scorsi anni al di sotto dell'obiettivo della Fed, anche quando la disoccupazione era molto bassa, la banca centrale ha cambiato approccio lo scorso anno, impegnandosi nell'ambito di una nuova strategia di politica monetaria a non agire anticipatamente per fermare l'inflazione e a puntare a una piena occupazione ampia e "inclusiva".

Nel quadro di questa nuova strategia la Fed sta anche acquistando 120 miliardi di dollari di Treasuries e titoli garantiti da mutui e ha reso noto che continuerà a farlo fino a quando non si vedrà un "progresso considerevole" verso gli obiettivi di inflazione e pieno impiego.

Il Presidente della Fed Jerome Powell e altri funzionari della banca centrale ritengono che l'attuale tasso di disoccupazione al 6,2% sottostimi drammaticamente la debolezza del mercato del lavoro, in modo particolare perché non prende in considerazione i milioni di disoccupati che non stanno più cercando un impiego.

Quindi, mentre le nuove stime della Fed indicheranno con ogni probabilità un calo della disoccupazione ben al di sotto del 5% previsto tre mesi fa, questo calo potrebbe mascherare sia un gran numero di lavoratori rimasti ai margini, sia una maggiore disoccupazione tra i gruppi maggiormente colpiti dalla recessione da pandemia, tra cui neri, ispanici e donne.

Da quando la Fed ha annunciato le stime sull'economia a dicembre, il Congresso Usa ha approvato due nuovi pacchetti di aiuti, per un totale di 2.800 miliardi di dollari, l'equivalente del 15% del Pil statunitense.

Visti l'atteso flusso di denaro, il programma di vaccinazione per il Covid che totalizza oltre 2 milioni di inoculazioni al giorno e il numero crescente di governatori che allentano le restrizioni alle attività, ci si attende che i funzionari Fed ritocchino al rialzo le stime di crescita economica per quest'anno, fino al 6% o anche oltre, rispetto al 4,2% previsto a dicembre.

Qualsiasi crescita sopra il 5% si tradurrebbe nel tasso più alto dal 1984, quando l'economia crebbe del 7,2%.

I costi di finanziamento a lungo termine sono cresciuti a loro volta, con il Treasury a 10 anni che paga ora interessi vicini all'1,6%, rispetto al livello di poco meno dell'1% di tre mesi fa, con gli investitori che prendono in considerazione una crescita più rapida e, forse, un'inflazione crescente.

Ma a differenza della Bce, che la scorsa settimana ha annunciato di voler accelerare i propri acquisti di bond per evitare che dei rendimenti crescenti possano mettere a rischio la ripresa economica sul continente, la Fed non ha segnalato particolare disagio per i movimenti del mercato.

Ad ogni modo, la maggior parte degli analisti si attende che le previsioni continuino a non segnalare rialzi dei tassi sino alla fine del 2023.

Tuttavia, mantenere un tono accomodante ora, potrebbe aumentare le chances di portare la recessione, e la politica fortemente espansionistica della Fed, a una fine anticipata.

Col procedere dell'anno "sarà sempre più difficile per la Fed ignorare le attese di un rialzo dei tassi", ha detto l'economista di Ing, James Knightley.

Ma - ha aggiunto - questa non sarebbe necessariamente una cosa negativa se, ad esempio entro giugno, la maggior parte degli economisti Fed si attendesse un aumento dei tassi per il 2023. "Ottenere quella normalizzazione in anticipo, sarebbe una vittoria della Fed".

(Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)