Attori Nord-Sud: "no pregiudizi fra settentrionali e meridionali, sì autoironia"

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Piccoli (o grandi) pregiudizi non crescono, anzi si affievoliscono anche se non fino al punto di scomparire del tutto... e forse è giusto così. Il 'Rapporto Italia' redatto dall'Eurispes dedica un capitolo al permanere o meno degli stereotipi fra Nord e Sud, fra settentrionali e meridionali, rilevando che sempre meno italiani fanno distinzione fra le capacità lavorative di un milanese o di un veneto rispetto a quelle di un romano o di un napoletano, anche se ai settentrionali si riconosce una dose maggiore di senso civico, compensata dalle virtù assegnate ai meridionali di essere più aperti e più ospitali.

Dopo i 'luoghi comuni' permangono e sotto un certo punto di vista funzionano e sono apprezzati dal pubblico è nel mondo dello spettacolo, soprattutto del cinema e della televisione: film, gag, battute, personaggi, trame molto spesso si divertono a contrapporre il Nord al Sud, Roma a Milano. Vale da sempre, dai soldati di Vittorio Gassman e Alberto Sordi nella 'Grande Guerra' a Totò e Peppino a Milano, fino a 'Benvenuti al Sud' e al suo sequel 'Benvenuti al Nord'. "Questo è innegabile, ma l'importante è che tutto ciò non sia fatto con intenti razzisti ma con intelligenza e anche una buona dose di autoironia", concordano gli attori sentiti dall'AdnKronos: il settentrionale Enrico Bertolino, il romano Massimo Ghini e il meridionale Lino Banfi.

"Ho vissuto a Milano quando ero giovane e mi ricordo come in tanti ci chiamassero 'giungla' a noi meridionali. Oggi tutto questo, per fortuna, non esiste più e certe stupide barriere non esistono più, sono state abbattute per fortuna - osserva Lino Banfi, icona riconosciuta del pugliese-tipo - C'era molta povertà allora e chi dal Sud emigrava al Nord leggeva a Milano o a Torino cartelli in cui si specificava che non si affittavano case ai meridionali. Ci si doveva adattare spesso con la cosiddetta arte di arrangiarsi".

A rafforzare il concetto, Banfi racconta "un aneddoto che ancora mi diverte: nelle macellerie milanesi c'era l'abitudine di lasciare in una cesta i polmoni per i gatti, gratuitamente, con la scritta 'pulmun per gatt' e io, 17enne, mi ero imparato a pronunciare la frase in milanese, prendevo i polmoni, li mischiavo con altre interiora, pomodori e peperoncino e da buon pugliese facevo la 'zuppa forte' e me li mangiavo"

Finché , prosegue Banfi, "un giorno qualcuno fece la spia al macellaio e quando io andai a chiedergli 'pulmun per gatt' lui davanti al cesto pieno mi rispose 'Ghe n'è più: va a lavurà, terun!'. A quel punto, ho scatenato tutto il mio repertorio di parolacce pugliesi e mi sono sfogato...". Un po' come Nino Manfredi nel film in cui da emigrato in Germania sopporta tutto ma alla fine urla di gioia contro i tedeschi alla vittoria degli azzurri nei mondiali di calcio del mitico Italia-Germania 4-3.

(di Enzo Bonaiuto)

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