Augusto Minzolini: "Salvini e Meloni soffrono della sindrome Le Pen"

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ROME, ITALY - JUNE 13: Augusto Minzolini enters the Senate on June 13, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - JUNE 13: Augusto Minzolini enters the Senate on June 13, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

Augusto Minzolini, direttore del “Giornale e cronista politico di lunga data, Berlusconi al seggio elettorale ha detto che i candidati di centrodestra scelti così non funzionano. E in effetti, Bernardo potrebbe perdere al primo turno e Michetti pare sotto la somma dei partiti che lo sostengono. Colpa della competizione tra Salvini e Meloni?

Vedo un problema di classe dirigente che riguarda tutta la politica. Nel centrodestra è emerso di più in questa campagna elettorale. Anche se non perde in termini di governo delle città principali che oggi non amministra: perde una grande occasione. Quella di evocare un immaginario vincente: Meloni e Salvini accarezzano la prospettiva del voto anticipato sulla base dei sondaggi nazionali, mentre queste amministrative dimostrano che la strada è ben più complicata.

I leader di Lega e FdI si sono elisi a vicenda, troppo presi dalla gara per la futura premiership? E tra i due litiganti eccetera eccetera?

Penso che il punto sia un altro: bisognava dare all’elettorato di centrodestra qualcosa che invece è mancato. Se si sceglie un civico deve essere rappresentativo. Mi riferisco soprattutto a Milano: Sala è sindaco uscente e ci è arrivato sulla scorta dell’Expo. Bernardo ha un profilo che non è stato in grado di intercettare tutti.

Qual è il profilo giusto per un candidato di centrodestra ?

Giorgetti su Roma ha lodato Calenda, considerando possibile il suo approdo al ballottaggio. E pensare che Calenda quando il centrodestra si apprestava a scegliere il candidato per il Campidoglio aveva fatto un endorsement per Bertolaso. Penso poi a Reagan e Clinton negli Usa: servono figure che fanno presa anche nell’elettorato avversario. Capaci di compattare tutti i propri elettori e di pescare pezzi degli elettori altrui. Personaggi di confine e trasversali.

Esponenti di quel centro liberale e cristiano, che Berlusconi considera perno del centrodestra come ha ribadito proprio sul “Giornale” alla vigilia del voto?

Sì, in un sistema bipolare è il segmento di confine che determina la vittoria. Altrimenti il rischio è di mantenere solo l’elettorato più fidelizzato, in una sorta di “sindrome Le Pen”. In un sistema a doppio turno un aspirante sindaco deve avere una capacità di coalizione “successiva”, ovvero essere aggregante con altre liste, partiti, movimenti civici affini. Ed è ovvio che queste caratteristiche si attagliano a un profilo moderato, centrista.

A uscire sconfitta è la linea politica sovranista e anti-draghiana?

Se Salvini ha scelto di far parte del governo Draghi poi deve essere coerente, altrimenti sconfessa lui stesso il suo atto di coraggio. Il Pd all’inizio era attestato sulla linea dell’ “o Conte o morte” e ha quasi subìto il governo Draghi, ora invece se lo è intestato. E chi come Salvini si è esposto non riesce a capitalizzare il risultato.

Meloni ci riesce meglio?

Lo dico da subito: FdI doveva entrare nel governo per legittimarsi. Non so se la vicenda del video di Fanpage abbia influito o meno sul voto, ma se Meloni fosse stata nella maggioranza l’effetto sarebbe stato ridimensionato.

Per il futuro prossimo, scommetterebbe sulla federazione estesa a Fdi o piuttosto sulla nascita di un centro forte con Berlusconi, Calenda, Renzi e magari Giorgetti?

A mio avviso, la coalizione di centrodestra ha alla base un meccanismo unitario più forte, coerente e convinto di quello che è stato messo sul palcoscenico. Ma la prossima e decisiva battaglia sarà quella per il Quirinale: se ogni partito andrà per conto suo, allora dovrà farsi delle domande. Per la prima volta, sia numericamente che politicamente, il centrodestra ha la possibilità di dare le carte per l’elezione del presidente della Repubblica. E questa è un’occasione che non può perdere.

Da cronista, cosa ha pensato vedendo Berlusconi al seggio, dopo mesi di assenza, che promette di tornare a Roma a fare politica?

Bisogna guardare le immagini: si capisce che sta bene, è di buon umore, volitivo. Ma poi è evidente che quanto sta accedendo in queste comunali valorizza l’area di Forza Italia. A prescindere persino dai sondaggi: che sia al 6 o al 10%, è un segmento fondamentale nella politica e nella società. In fondo, il bipolarismo italiano finora è stato incentrato su due figure moderate e cattoliche: Berlusconi e Prodi.

Chi salirà sul Colle?

La mia tesi è sempre stata che per Draghi il governo sia propedeutico al Quirinale, da dove vigilerebbe come “garante” sull’attuazione del Pnrr. Ma non so se ci riuscirà: tra la fragilità dei partiti, la disgregazione del M5S che sta emergendo, e la voglia di molti parlamentari di maturare la pensione, la bussola mi sembra quella di evitare il voto anticipato. Senza Draghi a Palazzo Chigi, però, questo auspicio sarebbe di difficile realizzazione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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