Aukus, ambasciatrice in Vaticano: Australia vuole stabilità e pace

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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 23 set. (askanews) - L'Australia vuole "contribuire alla stabilità regionale" dell'indo-pacifico, in reazione ad una rapida "militarizzazione" che si è registrata negli ultimi anni, assicurando un'area "aperta", "pacifica", "inclusiva". L'ambasciatrice australiana presso la Santa Sede spiega il significato del recente accordo con Stati Uniti e Regno Unito, che doterà Canberra di sottomarini a propulsione nucleare (non dotati di arme nucleari), dopo le riserve espresse dal cardinale Segretario di Stato vaticano.

"Stiamo cercando di garantire la possibilità di contribuire alla stabilità regionale", afferma Chiara Porro in questa intervista a Askanews.

Il cardinale Pietro Parolin ha espresso la sua preoccupazione per il programma Aukus (acronimo formato dalle iniziali di Australia, Uk e Usa): "La Santa Sede è contraria al riarmo e tutti gli sforzi che si sono fatti e si stanno facendo sono nel senso dell'eliminazione delle armi nucleari perché non sono la maniera per mantenere la pace e la sicurezza nel mondo, creano ancora più pericoli per la pace e ancora più conflittualità", ha spiegato il porporato interpellato dai giornalisti a margine di un evento che si è svolto a Roma questi giorni. "All'interno di questa visione che ha sempre caratterizzato la Santa Sede - ha detto Parolin - non si può non essere preoccupati".

L'Australia "non vuole e non cerca armi nucleari", puntualizza l'ambasciatrice presso la Santa Sede. L'accordo annunciato lo scorso 16 settembre dal presidente Usa Joe Biden, il primo ministro australiano Scott Morrison e il premier britannico Boris Johnson - un "bastione contro la Cina" nella definizione del Financial Times - riguarda il nucleare solo come tecnologia per la propulsione dei sottomarini militari. "La decisione che abbiamo preso - spiega Chiara Porro - mantiene l'integrità del trattato di non proliferazione nucleare che abbiamo firmato perché i sottomarini che avremo non necessitano di fare rifornimento per la durata del loro ciclo di vita, il che significa che non dobbiamo avere un'industria nucleare ampia ed estesa in Australia, che non abbiamo e che non vogliamo proprio per evitare i rischi di proliferazione nonché le conseguenze ambientali. Per questo non abbiamo mai avuto prima sottomarini nucleari, ma la tecnologia che Stati Uniti e Regno Unito hanno sviluppato ora è a nostra disposizione".

La "partnership" triangolare ("Non un'alleanza difensiva", puntualizza la diplomatica) riguarda varie materie, tra cui la cybersicurezza e l'intelligenza artificiale. I sottomarini, che sono il primo campo di collaborazione, sostituiranno l'attuale flotta australiana. La tecnologia nucleare di ultima generazione permette, non essendo necessario il rifornimento, una minore tracciabilità dei mezzi navali.

Di fronte alla riserve della Santa Sede, impegnata contro ogni forma di riarmo da sempre e tanto più con papa Francesco, l'ambasciatrice ricorda l'impegno dell'Australia per il multilateralismo, la soluzione dei conflitti, il peace-keeping. "Se dipendesse da noi saremmo assolutamente a favore di un mondo senza armi!", afferma. "Ma purtroppo la situazione è quel che è".

La ragione ultima della partnership con Washington e Londra, spiega Porro, è il "deterioramento veloce avvenuto nella regione negli ultimissimi anni" dovuto ad una rapida "militarizzazione senza precedenti". Nuove basi militari, isole contese, esercitazioni. Chiara Porro specifica che "forse in Europa a volte non c'è piena consapevolezza di quanto sta accadendo nella nostra regione" e puntualizza: "Quel che stiamo cercando di fare nell'investire in una capacità di deterrenza è cercare di fermare questa tendenza".

La Cina, in particolare, è, soprattutto per Washington, la principale responsable di questa situazione.

Con il programma Aukus "noi vogliamo contribuire alla stabilità regionale e mondiale e mantenere l'ordine regionale", afferma l'ambasciatrice australiana presso il Palazzo apostolico. "Non è diretta contro alcun Paese in particolare, non si tratta di provocare, ma di scoraggiare il tipo di comportamento che minaccia la pace e la stabilità".

Quanto alla Cina, la diplomatica ricorda che "è il partner commerciale più importante dell'Australia, abbiamo legami notevolissimi con la Cina, a Sidney e nelle altre città australiane e la popolazione cinese è significativa: ci sono studenti, turisti, professionisti, ci sono molti cinesi australiani. Australia e Cina sono molto interconnesse e da lungo tempo. Non è assolutamente nel nostro interesse di prendere di mira o provocare la Cina".

C'è comunque la prospettiva di un riarmo regionale? "Non vogliamo una guerra fredda 2.0", risponde Chiara Porro, "per l'Australia una nuova guerra fredda sarebbe devastante. Quel che facciamo è cercare di prevenire di arrivare a quello stadio". Non solo con la politica di difesa: "Da diplomatica - afferma l'ambasciatrice - dico che la cosa più importante è una politica estera che crea rete nella regione, ed è quello che stiamo facendo con diverse partnership come Asean (l'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, ndr.) o Quad (Stati Uniti, Australia, Giappone e India, ndr.). Per me questo è cruciale. Ma ovviamente dobbiamo avere una strategia multipla e la capacità di difesa rientra in questa prospettiva".

L'obiettivo dell'Australia, afferma l'ambasciatrice, è "creare una regione indo-pacifica aperta, inclusiva e pacifica nella quale ogni Paese possa difendere la propria sovranità e fare le proprie decisioni, non essere sotto l'influenza di alcuna potenza dominante. Anche altri paesi della nostra regione vogliono lo stesso. Stiamo cercando di garantire la possibilità di contribuire alla stabilità regionale".

Di Iacopo Scaramuzzi

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