Aumenta il numero delle colf che convivono col datore di lavoro

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AGI - A fine 2020 i datori di lavoro domestico regolari erano 992 mila, in aumento rispetto all'anno precedente (+8,5%). Aggiungendo la componente irregolare, si superano i 2,3 milioni di famiglie coinvolte.

Questi alcuni dei dati contenuti nel nuovo Rapporto annuale Domina sul lavoro domestico, secondo cui oltre un terzo dei datori di lavoro si concentra in Lombardia e nel Lazio (complessivamente il 34,7%). Nell'ultimo anno, in tutte le regioni italiane si è registrato un aumento del numero di datori di lavoro domestico: l'incremento varia tra il +3,1% del Lazio ed il +21,0% della Basilicata.

Il 94,9% dei datori di lavoro domestico - riferisce Domina - è di nazionalità italiana. Gli stranieri comunitari rappresentano il 2,4%, mentre gli extra Ue il 2,6%. Le donne rappresentano il 57,1% dei datori di lavoro, anche se nell'ultimo anno gli uomini hanno registrato un aumento lievemente maggiore (+9,4%, contro +7,8% delle donne).

L'analisi dei datori di lavoro per fascia d'età mostra che le due classi più rappresentate sono quella sotto i 60 anni (31,5%) e quella sopra gli 80 (35,9%). In questo caso, si può ipotizzare che la prima fascia sia caratterizzata prevalentemente da rapporti di colf o baby sitter, mentre la più anziana da rapporti di badante (anche se, va ricordato, non sempre il datore di lavoro coincide con il beneficiario della prestazione).

Tra i 920 mila datori di lavoro regolari, figurano 98.310 grandi invalidi (9,9% del totale) e 3.501 sacerdoti (0,4%). I grandi invalidi sono aumentati nell'ultimo anno (+6,1%), mentre i sacerdoti sono diminuiti (-2,6%).

Analizzando i dati Inps, Domina rileva che sono 633 i casi in cui datore e lavoratore sono coniugati (nell'80,4% dei casi il lavoratore è donna). Molto più frequente il legame di parentela (fino al terzo caso): si tratta di oltre 19 mila rapporti di lavoro, anche in questo caso con una prevalenza di donne tra i lavoratori (76,2%).

Nel 2020 i rapporti di lavoro con lavoratore coniuge sono aumentati del 5,7%, mentre quelli con lavoratore parente o affine sono aumentati del 4,5%. Ancora più frequente, inoltre, la situazione di convivenza tra lavoratori e datori di lavoro domestico. Si tratta infatti di quasi 220 mila rapporti di lavoro, pari a circa un quinto del totale. Infine, oltre alle persone fisiche coinvolte nel Ccnl, vi sono 1.788 persone giuridiche che figurano come datori di lavoro domestico, in lieve calo nel 2020 (-3,1%).

Si tratta essenzialmente di confraternite religiose che assumono direttamente il lavoratore domestico attraverso il Ccnl. Secondo Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, "nel primo anno della pandemia le famiglie italiane hanno avuto un ruolo determinante nella gestione dell'emergenza, facendosi carico di servizi di welfare che altrimenti non sarebbero stati garantiti (assistenza ai bambini durante le chiusure scolastiche, assistenza agli anziani e ai non autosufficienti). Anche per questo, il numero di famiglie datori di lavoro domestico e' cresciuto in tutte le regioni italiane. Nel settore, tuttavia, rimane alto il tasso di irregolarità: per questo, su oltre 2,3 milioni di famiglie datori di lavoro, quelle senza un contratto regolare sono oltre 1 milione. Tra le proposte di Domina figurano proprio le misure colte a incentivare l'emersione del lavoro nero".

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