Aumenta il traffico su strade e autostrade. Sempre più italiani scelgono il mezzo privato (di I.Betti)

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Ci immaginavamo spostarci con biciclette, monopattini e autobus, senza più ritrovarci imbottigliati nel traffico, tra automobili e smog. Invece, nel post-pandemia che stiamo vivendo, l’utilizzo del mezzo proprio su strade e autostrade è aumentato. “Le aspettative che avevamo, ovvero quelle di trasformarci in un Paese governato dalla cosiddetta mobilità dolce, con una qualità dell’aria migliore, sono state tradite. Oggi riscontriamo un ricorso alla propria auto addirittura superiore rispetto all’epoca pre-Covid”, ci spiega Alessandro Petruzzi, responsabile nazionale Federconsumatori per il dipartimento Ambiente ed Energia. Ma cosa c’è alla base di questo cambiamento, in negativo? La ragione, secondo Petruzzi, non deve ricercarsi solo nella paura del Covid che spinge a mantenere il distanziamento. “I cittadini - ci dice - ricorrono ai mezzi privati perché non trovano servizi efficienti e puntuali. E perché risparmiano. E così strade e autostrade continuano a riempirsi di veicoli”.

Stando ad uno studio effettuato da Deloitte State of the Consumer Tracker, un osservatorio mensile che coinvolge un panel di 22.000 consumatori in 22 Paesi nel mondo, il 71% degli italiani dichiara di volere continuare ad utilizzare l’auto con la stessa frequenza di oggi, senza ricorrere ai mezzi pubblici: il 45% dichiara infatti di non utilizzarli in questo periodo. La voglia di risparmiare potrebbe essere tra le ragioni di questo rifiuto. “Basti pensare agli abbonamenti - afferma Petruzzi -. Una famiglia che ha fatto un abbonamento per l’autobus ai figli nei mesi di pandemia non ha ancora ricevuto un rimborso e si parla di costi non irrisori. Così come quelli dei treni: per andare da Assisi a Torino pago in media 250 euro di biglietto. Se siamo in quattro a doverci spostare, è ovvio che risparmieremo prendendo la macchina. Ecco che l’uso del mezzo privato viene incoraggiato e si innesca tutto un meccanismo ‘diabolico’: aumenta il traffico sulle strade, la qualità dell’aria peggiora, i costi di gestione delle reti aumentano perché non fanno il pieno di passeggeri etc”. C’è poi il discorso dello smart working e del lavoro da remoto: “Non compro un abbonamento se non sono sicuro di poter andare a scuola o se non ho la certezza di recarmi fisicamente al lavoro”, aggiunge.

Secondo Petruzzi, gli italiani sarebbero pronti ad un cambio di mentalità, a spostarsi verso soluzioni più sostenibili, ma hanno bisogno di servizi efficienti, concreti. “Pretendiamo che utilizzino gli autobus, ma ci troviamo ancora di fronte a mezzi che arrivano in ritardo, che non sono perfettamente igienizzati, che, in poche parole, non funzionano. Pretendiamo che utilizzino i monopattini, quando non si sa ancora dove lasciarli. Tanti progetti di mobilità sostenibile rimangono solo sulla carta. Oggi, anche per il caro prezzi della benzina, il mezzo pubblico potrebbe essere super conveniente ma devono crearsi le condizioni giuste per poterlo utilizzare”.

L’aumento dell’uso del mezzo proprio e del traffico non era sfuggito all’occhio dell’Anas. L’Indice di Mobilità Rilevata (IMR) dell’Osservatorio del traffico Anas segna a settembre 2021 un aumento del 6% rispetto al settembre dello scorso anno. In particolare nelle macro-aree del segmento dei veicoli totali, capofila dell’incremento dei flussi veicolari è il Sud con un +8%, seguono con un +6% il Nord e la Sardegna, mentre il Centro e la Sicilia con un +3%. Nelle macro aree la mobilità commerciale registra una crescita del +7% al Nord, del +6% in Sicilia, del + 5% al Sud, del +4% al Centro. Stabile invece la Sardegna.

A confermare il quadro, anche i dati dell’Infoblu Mobility Trend, a cura della società Infoblu (gruppo Telepass) che a giugno ha fotografato i movimenti di traffico sulla rete autostradale e stradale italiana. Nel periodo 19 gennaio-2 giugno 2021 c’è stato un aumento delle percorrenze autostradali del 65,7% per i mezzi leggeri e di quasi il 20% per i mezzi pesanti nel raffronto con il corrispondente periodo del 2020. I mesi che hanno contribuito con un maggior aumento sono aprile (+363% rispetto allo stesso mese dell’anno prima) e maggio (+143,6% vs lo stesso periodo 2020). A fare registrare i maggiori aumenti di traffico autostradale e stradale sono state Piemonte (+ 71,2% leggeri, + 19,7% pesanti), Liguria (+ 67,1% leggeri, + 15,5% pesanti) e Puglia (+ 63,7% leggeri, + 39,1% pesanti). Stando ai numeri raccolti, l’aumento delle percorrenze autostradali sarebbe collegato all’accelerazione delle attività, sia di tipo economico ma anche collegate al maggior tempo libero. L’incremento è stato molto più marcato sui veicoli leggeri, i quali avevano subito maggiori restrizioni nel corso del primo lockdown.

L’uso intenso dell’auto viene fotografato anche nel terzo Rapporto del progetto Osmm (Optimal Sustainable Mobility Mix) di Agici Finanza d’Impresa che ha passato in rassegna 21 città italiane (28 milioni di persone) e traccia un confronto con quanto accade al di là dei confini. Nella classifica stilata dal rapporto firmato da Stefano Clerici, direttore dell’Osmm, e dal suo team, Milano, Firenze e Bologna hanno un tasso di motorizzazione pari, rispettivamente, a 561 auto per mille abitanti, con il capoluogo toscano che registra un tasso di 528 mentre Bologna tocca i 614. Ma la media europea è ben diversa e si attesta a 513 con Parigi che ne ha 570 e Londra 488. E la differenza si fa ancora più evidente se si considerano altri due tasselli, a cominciare dagli spostamenti in auto. Con Milano che segna un 51% e Bologna addirittura il 58%, ma la media europea è del 33%: rispetto a quest’ultima asticella, Londra è al 37% e Parigi al 25 per cento. Se, invece, si considerano i trasferimenti con il trasporto pubblico locale le città italiane si posizionano nel seguente modo: Milano è a quota 21%, Firenze e Bologna all’11%, mentre la media europea è del 30%, Londra è al 35% e Parigi al 25 per cento. “L’uso dell’auto ha un impatto negativo sulla qualità dell’aria, che nelle nostre città risulta sistematicamente peggiore”, recita il report. La sfida adesso, spiega Clerici, ”è riportare la mobilità su un sentiero di transizione ecologica. Costruendo nuovi modelli di business di trasporto di persone e merci meno impattanti in tutte le città. Per evitare il rischio concreto che la pandemia segni una battuta d’arresto nel processo verso la sostenibilità della mobilità”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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