Aumentano aziende cinesi che querelano per violazione copyright

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Image from askanews web site
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Roma, 22 set. (askanews) - Le nuove normative rafforzate dalle autorità cinesi sulla proprietà intellettuale stanno suggerendo a molte compagnie locali di presentare denunce e richieste di danni contro aziende straniere. Lo segnala oggi il Nikkei Asia.

Nel 2020 le denunce presentate da compagnie cinesi sono state tre volte quelle del 2016. La situazione è cambiata tanto che diverse compagnie straniere hanno dovuto riadattare le loro strategie in merito alla proprietà intellettuale dalla protezione dei loro diritti di proprietà a difesa dalle querele di compagnie cinesi.

La giapponese Ryohin Keikaku, che è la compagnia del marchio Muji, è riuscita a luglio a uscire vincitrice in tribunale in una causa intentata dalla Beijing Cottonfield Textile Corp. e da un'altra azienda dopo due anni di bttaglia. Ma ha ancora aperti altri 10 procedimenti.

La Apple, dal canto suo, è stata denunciata da una compagnia d'intelligenza artificiale, che l'accusa di aver violato i suoi diritti di proprietà intellettuale per il sistema di riconoscimento vocale Siri.

Le violazioni della proprietà intellettuale nel 2020 sono state 28.528 con un incremento del 28 per cento rispetto all'anno precedente. Un dato influenzato sdall'aumento delle denunce.

D'altro canto nel 2020 la Cina è stata il paese in cui sono state presentate più richieste di brevetto al mondo per il secondo anno consecutivo, per un totale di 68.720 domande. E nel 2019 e 2020 il governo cinese ha presentato due riforme del diritto id proprietà intellettuale, che rafforza controli e pene, oltre a diminuire la difficoltà della prova per il querelante.

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