"Aumentano i morti, c'è Omicron, il vaccino non serve a nulla": le fake news della quarta ondata

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- (Photo: getty - ispi)
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“Pronti a rispondere a tre stupidaggini che potreste sentire durante il cenone natalizio?”. Così, nei giorni scorsi, Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di politica internazionale (ISPI), ha twittato presentando numeri e grafici che sfatano alcuni “falsi miti” di queste settimane, circolati anche durante i veglioni e i raduni di famiglia di queste festività.

La prima fake news da sfatare citata da Villa: “Aumentano i morti, il vaccino non serve a nulla”. A questa affermazione il ricercatore ribatte che l’anno scorso, da ottobre a questo stesso periodo dell’anno, si erano contati 33.300 decessi.
Quest’anno i morti sono 5.000 (85% in meno).

“Ci richiudono, il vaccino non serve a nulla” è l’altra asserzione che Villa sfata con un grafico accompagnato dalla didascalia scrivendo: “A sinistra, la forza complessiva delle misure adottate in autunno e inverno scorsi: a Natale 2020, tutti in #zonarossa; A destra, Natale 2021. 7 regioni in #zonagialla, 14 in #zonabianca”.

Terzo falso mito sfatato dal ricercatore dell’ISPI è “c’è Omicron, il vaccino non serve a nulla”, rispetto a cui scrive: “sì, a parità di vaccinazione, con Omicron rispetto a Delta il rischio di infezione aumenta di cinque volte. Ma vaccinarsi continua a far crollare il rischio di malattia grave”.

Villa allega inoltre un grafico dal titolo “Omicron fa un po’ meno paura?”, in cui il rischio risulta ridotto del 67% per i vaccinati e dell′11% per chi non è mai stato vaccinato o infettato.

Intanto incidenza elevata dei contagi tra i 6 e gli 11 anni ed efficacia vaccinale che dopo 5 mesi dal completamento del ciclo primario cala rispetto alla trasmissibilità della malattia dal 71,5% al 30,1% ma resta sempre efficace contro la malattia grave all′82,2% anche dopo 5 mesi: queste le due evidenze che arrivano dall’Istituto Superiore di Sanità che non nasconde la preoccupazione per il grande numero di nuovi casi registrato in tutte le regioni (in particolare nelle regioni del nord Italia). Da qui l’appello e l’invito degli esperti a rispettare le norme messe in campo alla vigilia delle festività e soprattutto a vaccinarsi “per arrivare alla primavera del 2022 a gestire e declassare il virus”.

Questo, dunque, il quadro che si presenta a pochi giorni dal Capodanno fornito dai dati contenuti nell’ultimo Report dell’ Istituto superiore di sanità che integra il monitoraggio. In aumento - si legge - l’incidenza di casi Covid in tutte le fasce di età in Italia, in particolare tra gli under 19 (393 tra 0-9 anni e 404 tra 10-19 anni). Inoltre - sottolineano ancora i tecnici dell’Iss - il 50% dei quasi 60mila nuovi casi di postività nella popolazione 0-19 anni rilevati tra il 6 e il 19 dicembre si colloca nella fascia 6-11anni; il 36% è tra i 12 e i 19 anni. E ancora: dei 59.605 nuovi casi segnalati in età scolare, 215 sono ospedalizzati, 4 ricoverati in terapia intensiva e un decesso.

La sfida resta sempre quella sul fronte vaccini: domani partiranno le dosi booster per la fascia 16-17 anni e 12-15 anni per la popolazione di ragazzi fragili. È in atto e prosegue la vaccinazione per la fascia 5-11 anni sulla quale, dice il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, “l’adesione è buona”.
Per i 12-19 anni raggiunto quasi l′80%.

Una corsa contro il tempo che ha portato il ministero della Salute ad una raffica di circolari emanate alla vigilia di Natale in una sorta di corsa contro il tempo per attuare misure di protezione. Il ministero, infatti, ha dato il via libera all’ anticipo della dose booster da 5 a 4 mesi dal completamento del ciclo primario di vaccinazione anti-Covid (la data di partenza verrà decisa dal commissario all’emergenza Figliuolo). E a supportare la decisione appena presa arrivano gli ultimi dati diffusi dall’Iss che parlano, infatti, di efficacia del vaccino in calo dal 71,5% al 30,1% sul fronte della prevenzione dai contagi dopo 150 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, sia nella forma sintomatica che asintomatica. Tuttavia resta elevata - si legge nel Report - l’efficacia vaccinale nel prevenire casi di malattia severa con una percentuale più alta nei vaccinati con ciclo completo da meno di 5 mesi (92,7%) che scende all′82,2% nei vaccinati che hanno completato il ciclo da oltre 150 giorni. La dose booster si rivela, invece, efficace nel ripristinare alti livelli di protezione nei casi di malattia severa salendo rispettivamente al 71,0% e al 94,0%. Booster che fa rilevare una diminuzione di casi anche tra i sanitari che passano dall′1,6% della settimana precedente all′1,4%. Sempre protetti, dunque, risultano i vaccinati. Viceversa il rischio di terapia intensiva per i non vaccinati rispetto a chi ha la 3/a dose ”è 85 volte maggiore per gli over 80; 12,8 volte di più per la fascia 60-79; 6,1 volte maggiore per i 40-59enni”.

I dati sull’incidenza nazionale (351 su 100mila abitanti) e l’Rt a 1.13 (sopra soglia) rappresentano “un segnale forte di incremento della circolazione del virus”, ha detto Brusaferro illustrando venerdì i risultati della cabina di regia. Mentre il direttore generale per la Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha alzato l’attenzione sui livelli raggiunti dai tassi di occupazione dei posti di area medica al 13,9% e di terapia intensiva al 10,7% “con molte regioni che hanno oramai superato la soglia critica”. Da qui l’appello, soprattutto per le festività, di rispettare le regole di protezione individuale e ad accelerare sul richiamo.

Resta sempre sorvegliata speciale la variante Omicron. “Potrebbe essere forse oltre il 30% visti i contagi che stiamo vedendo in questi giorni”, dice l’immunologo clinico Francesco Le Foche, che pone l’accento sui “grandi numeri dei contagi” con rischi per le persone iperfragili e i non vaccinati. “Usiamo i prossimi tre mesi per gestire il virus”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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