Aung San Suu Kyi è all'Aja per difendersi sui Rohingya

Marta Allevato

La leader birmana già Premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, si presenterà martedì al Tribunale penale internazionale dell'Onu all'Aja (Tpi), per difendere il suo Paese dall'accusa di genocidio nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya. Il dito è puntato contro la presunta campagna militare effettuata nello Stato di Rakhine, nel 2017, e che ha causato la fuga di 700 mila Rohingya in Bangladesh, dove ora vivono in condizioni critiche in campi profughi. Durante i tre giorni di udienza, il Tpi valuterà se e quali misure adottare contro il Myanmar.

Un tempo tra le paladine più in vista dei diritti umani e ora accusata di passività rispetto all'azione dei militari, Suu Kyi guiderà la delegazione birmana attesa all'Aja. La causa è stata portata davanti al massimo tribunale delle Nazioni Unite dal Gambia, membro dell'Organizzazione della cooperazione islamica.

Simbolo della resistenza alla giunta militare, con i suoi 15 anni agli arresti domiciliari, la leder di fatto del Myanmar ha vinto il Nobel per la Pace nel 1991, ma nella tragedia dei Rohingya ha sempre negato le accuse di pulizia etnica. L'anno scorso, il Museo Usa dell'Olocausto le ha revocato il premio Elie Wiesel.

Suu Kyi è partita ieri da Yangon diretta in Olanda, dove i sostenitori dei Rohingya hanno già annunciato picchetti di protesta davanti al tribunale. "È la sua ultima possibilità di recuperare la sua levatura internazionale", ha dichiarato Abdul Malik Mujahid, capo del Burma Task Force con sede negli Usa, "la cosa migliore che dovrebbe fare è ammettere che sono stati compiuti crimini e cooperare". "I Rohingya devono riavere la loro cittadinanza e essere autorizzati a ritornare", ha aggiunto l'attivista.

Secondo le regole del Tpi, gli Stati membri possono chiedere procedimenti contro altri Stati membri per presunte violazioni della legge internazionale. Nel caso del Myanmar, si tratta della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, risalente al 1948. Non è la prima volta che il tribunale dell'Aja valuta casi di genocidio - era successo negli Anni '90 con le guerre balcaniche - ma non era mai successo che la vicenda coinvolgesse Paesi non vicini.