Australia blocca accordi Belt and Road, Cina furiosa

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 22 apr. (askanews) - La Cina ha minacciato l'Australia di grave conseguenze, dopo che Canberra ha deciso di revocare due accordi firmati tra lo stato di Victoria e Pechino nell'ambito dell'Iniziativa Belt and Road.

Un portavoce dell'ambasciata cinese in Australia ha confermato una "risoluta opposizione" nei confronti della mossa di Canberra, che è stata definita "irragionevole e provocatoria".

Il ministro degli Esteri australiano Marise Payne, sulla base di una legge approvata lo scorso anno a livello federale, ha cancellato gli accordi firmati nel 2018 e nel 2019 tra il governo dello stato di Victoria e la Comissionenazionale cinese di sviluppo e riforma, oltre che una serie di accordi con Siria e Iran, sulla base del fatto che tali accordi sono in contrasto con la politica estera australiana.

"Questo mostra ulteriormente che il governo dell'Australia no è sincero nella volontà di migliorare le relazioni Cina-Australia. E' destinato a creare ulteruiori danni alle relazioni bilaterali e finirà solo per danneggiare se stesso", ha chiarito il portavoce dell'ambasciata.

"La mossa non solo è irragionevole per la Cina ma anche per Victoria. E' anche una deliberata provocazione che va oltre la forza dell'Australia e potrebbe avere gravi conseguenze", ha affermato un "osservatore" al Global Times, giornale che è espressione dell'ala dura del Partito comunista cinese.

Le relazioni tra Cina e Australia sono da tempo a un punto piuttosto basso. Una serie di atti ostili tra idue paesi si sono susseguiti e, tra questi, la decisiione australiana di mettere fuori Huawei dalla rete 5G, primo paese ad averlo fatto. Inoltre Canberra ha chiesto un'inchiesta accurata e indipendente sull'origine in Cina del Covid-19. Pechino, dal canto suo, ha reagito con una serie di sanzioni nei confronti delle esportazioni australiane.

Ciononostante, l'Australia resta uno dei principali partner commerciali della Cina, con il commercio bilaterale che si avvicinava ai 200 miliardi di dollari nel 2019.