Australia, mai così tanti morti attaccati da squali dal 1934: ecco perché

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I morti per attacchi di squalo non sono mai stati così tanti come quest’anno in Australia. Da gennaio 2020, infatti, sono sette le vittime a causa del predatore marino, contro una media di un morto all'anno negli ultimi cinquant’anni. Cifre così alte di decessi non si vedevano dal 1934.

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L’ultimo attacco letale è avvenuto a inizio ottobre: si tratta di un surfista andato disperso per il quale sono stati mobilitati soccorritori e droni ma del quale è stata ritrovata solo la tavola da surf.

Le vittime, a quanto fanno sapere i media australiani, sono così distribuite: quattro nello stato del Queensland, una nel New South Wales e due nel Western Australia. Il numero di attacchi non mortali (21 nel 2020 finora) invece è nella media.

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Secondo Culum Brown, professore presso il Dipartimento di Scienze Biologiche della Macquarie University di Sydney, citato da TgCom24, una delle ragioni per cui gli squali attaccano (e uccidono) di più è il cambiamento climatico.

“Le acque - ha spiegato - si stanno riscaldando e gli ecosistemi stanno subendo una vera e propria rivoluzione. Di conseguenza molte specie, tra cui anche alcune prede degli squali, per sopravvivere si spostano in acque in cui non si erano mai viste. E con loro si muovono i grandi predatori. Molto spesso i nuovi ambienti sono coste frequentate da bagnanti e surfisti. Di conseguenza, gli incontri ravvicinati dalle conseguenze fatali sono più probabili”.

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