Automobilista insulta portatrice d’handicap, ma il suo italiano è imbarazzante

“Te sei andicappata solo al cervello” si legge sul biglietto, che la donna ha postato sui social. Un insulto gratuito, volgare.

Una discussione per un posto auto e un biglietto d’insulti imbarazzante. Succede a Torino e protagonista involontaria è una donna, madre di una bimba con una disabilità grave neuropsicomotoria. Come ogni giorno la donna, 38 anni, accompagna la figlia all’asilo e cerca posteggio sul posto riservato agli invalidi.

Ma come spesso capita il posto è occupato, ma non da un portatore di handicap. La mamma cerca un altro posteggio, fa scendere la piccola dall’auto, se la carica in braccio e si avvia verso l’asilo. Passa davanti al posto a lei riservato e vede un uomo che sta leggendo comodamente il giornale in auto. Come racconta sui social, “quando sono passata davanti alla macchina parcheggiata abusivamente ho fatto notare al signore, che leggeva il giornale in macchina che il posto era destinato alle persone diversamente abili. Lui mi ha risposto che era lì da cinque minuti, una risposta che mi senti ripetere milioni di volte. Gli ho detto che avrebbe dovuto vergognarsi. Poi sono entrata all’asilo”.

Chiusa qui? No, perché dopo aver lasciato la figlia la donna torna a prendere l’auto e sul cruscotto trova un biglietto, ovviamente lasciato dall’uomo – che nel frattempo era ripartito con la sua auto. “Te sei andicappata solo al cervello” si legge sul biglietto, che la donna ha postato sui social. Un insulto gratuito, volgare, ma soprattutto una frase scritta in un italiano imbarazzante. Evidentemente l’automobilista in questione non è solo un cafone, che non ha rispetto per chi ha una disabilità, ma ha anche seri problemi con le basi dell’italiano.

La risposta della mamma, sempre affidata ai social, è invece di ben altro tenore. “Quando sono tornata alla macchina ho trovato questo simpatico bigliettino. Forse pensava che il mio tagliando fosse stato vinto con i punti del supermercato o forse credeva che mia figlia non fosse una bimba con difficoltà ma solo pigra perché così grande l’ho caricata in braccio. Non lo so, non me lo spiego. Io non auguro nulla a questo signore perché le disgrazie le conosco e non mi sento di augurare nulla di brutto a nessuno. Spero solo che facendo il giro su Facebook, capiti nella bacheca di suo figlio o suo nipote, che riconoscano la scrittura e che si sentano umiliati tanto quanto ci sentiamo noi famiglie di bimbi in difficoltà per cui dobbiamo lottare tutti i giorni anche solo per un parcheggio “privilegiato” di cui, vi garantisco, faremmo volentieri a meno”.

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