Autonomia differenziata, Boccia: impegno collettivo

Autonomia differenziata, Boccia: impegno collettivo

Andria, 27 gen. (askanews) – Autonomia differenziata: un impegno collettivo, da raggiungere evitando di trasformare il centralismo dello Stato in un centralismo delle Regioni, nella prospettiva di una attuazione d’insieme di tutta la Costituzione: è la posizione espressa dal ministro per gli Affari Regionali e per le Autonomie, Francesco Boccia, con un video messaggio inviato al forum “Autonomia e lavoro, opportunità di sviluppo economico per le aree periferiche del paese” promosso dalla Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri presieduta da Luigi Pagliuca. “L’unità nazionale la si rafforza con l’autonomia differenziata se oltre all’articolo 116 della Costituzione noi attuiamo anche il 117, il 118 e il 119 – ha detto il ministro – Questi articoli vanno letti insieme. Per questa ragione il governo ha ipotizzato la costruzione di un disegno di legge quadro, che è pronto e nelle prossime settimane sarà trasmesso al Parlamento che impone alla Regione che decide di firmare un’intesa istituzionale di attuare più articoli della Costituzione. La colonna portante di questo nostro ragionamento in questa nostra riflessione all’articolo 3 della Costituzione che impone alla Repubblica di rimuovere ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

Fedele Santomauro, consigliere di amministrazione Cnpr ha sottolineato quanto sia indispensabile perseguire gli obiettivi della riforma superando la contrapposizione Nord-Sud. “Sono più i meridionali che emigrano dal sud per andare a lavorare e studiare al centro nord e all’estero, che non gli stranieri immigrati regolari che scelgono di vivere nelle regioni meridionali – ha ricordato il consigliere Cnpr – Per questo motivo appare quanto mai necessaria una vera riforma dell’autonomia che abbia come obiettivo la crescita e l’equità dei territori. E non aumento del gap tra diverse zone del Paese”.

All’incontro ha partecipato, tra gli altri, Giuliano Poletti, già ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha voluto indicare nelle professioni un ruolo strategico per la reale attuazione della riforma. “Credo che bisogna tenere conto delle diversità ma bisogna tenerne conto dentro l’unità di un Paese. Quindi è corretto valutare queste diversità, e quindi anche eventualmente sul terreno normativo di un’autonomia, ma avendo molto saldi e molto forti i concetti dell’unità di questo Paese – ha argomentato Poletti – Dentro questa dinamica ci sono le professioni che sono un corpo importante della società, anche perché è un corpo, come quello degli esperti contabili, dei commercialisti, di persone che assistono le imprese e assistono i cittadini e che sono un punto di connessione tra la società e le istituzioni, e i servizi che vengono offerti alla collettività”.

Giovanni Schiavone, presidente nazionale dell’Associazione Generale Cooperative Italiane, ha a sua volta evidenziato l’impresa cooperativa come volano per uno sviluppo concreto del Sud, portando ad esempio le iniziative che la sua organizzazione sta realizzando in collaborazione con la Cassa dei ragionieri sul territorio pugliese. “Proprio per rilanciare determinate attività utilizzando il modello nostro che l’impresa cooperativa – ha spiegato Schiavone – Qui in particolare vorremmo che si realizzassero dei servizi collettivi, questo territorio ne ha bisogno, pensiamo per esempio al modello delle cooperative di comunità attraverso le quali riuscire a vivere il territorio utilizzando le peculiarità del territorio stesso, per mettere in campo tutte le specializzazioni che il territorio può esprimere”.