Autonomia, F. Boccia: liberiamo regioni da troppe autorizzazioni

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Roma, 2 dic. (askanews) - "Nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza abbiamo preso l'impegno per un collegato alla manovra. A meno che non si voglia fare un processo alle intenzioni, questo sarà". Lo dice Francesco Boccia, ministro per gli Affari regionali in un'intervista a La Stampa a proposito della Autonomia differenziata per le Regioni del Nord replicando a Cinque Stelle e renziani che hanno bloccato l'ipotesi di inserirlo in Finanziaria attraverso un emendamento accusandolo di aver scavalcato maggioranza e Parlamento.

"Non comprendo la polemica. Da che ho memoria non ho mai visto una bozza di disegno di legge discusso un mese prima con tutte le parti in causa. Ora siamo nella fase di discussione fra Regioni e governo. Se c'è un accordo, quell'accordo determina il perimetro di una legge quadro che poi va in Parlamento - spiega -. Cosa avrei dovuto portare in Parlamento, un'idea mia? Dovevo trovare un accordo che tenesse insieme Nord e Sud, ma anche aree deboli del Nord - quelle interne - e le città metropolitane. Lo sforzo fatto in questi mesi, per il quale ringrazio tutte le Regioni e gli enti locali che si sono seduti al tavolo, è stato quello di definire le linee del campo di calcio dentro cui giocare la partita delle intese. E le linee non sono quelle di una parte politica, ma della Costituzione, che chiede di ridurre le diseguaglianze territoriali".

"Con la legge quadro si sancisce un principio: la perequazione fra Regioni è obbligatoria. Il primo passo sarà un fondo per le infrastrutture - prosegue il ministro -. Escludendo la sanità, dove il principio è già applicato, le materie per le quali sono d'obbligo i livelli essenziali delle prestazioni-trasporto pubblico locale, assistenza e istruzione non scolastica - verranno devolute solo dopo aver individuato i criteri".

"C'è una domanda di autonomia che va certamente ascoltata. Ad esempio: le pare normale che per scavare in un porto occorrano quindici autorizzazioni amministrative che partono da un Comune e arrivano fino ai ministeri? O diciotto se devo fare una bonifica? - osserva -. Quei poteri non sono chiari, altrimenti la Corte costituzionale non dovrebbe dirimere un centinaio di conflitti l'anno con lo Stato. L'abbiamo trasformata in una specie di Tar, costretta continuamente a fare l'arbitro. Questo è il sintomo di un'autonomia incompiuta. Vorrei uno Stato molto più forte ma più snello, che vigila su Regioni ed Enti locali, ma responsabilizzandoli fino in fondo".