Autostrade, Giovannini: "Fase di messa in sicurezza durerà ancora anni"

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"Durerà ancora anni la fase della messa in sicurezza della nostra rete autostradale" che risale, "come altre reti europee" al "secondo dopoguerra". E' stato il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, a chiarirlo intervenendo a 'Sabato anch’io', condotto da Enrica Belli e Pablo Rojas su Rai Radio1.

"Non dobbiamo dimenticarci quello che purtroppo accade ancora in Liguria dove ci sono tantissime gallerie. Le nuove linee guida emanate dal ministero per mettere in sicurezza le gallerie hanno imposto ai gestori moltissimi lavori e questo crea disagio naturalmente per i viaggiatori. Ecco questa fase di messa in sicurezza del nostro sistema autostradale durerà alcuni anni, non è una cosa che si risolve in qualche mese" ha detto Giovannini.

"Il punto cruciale - ha proseguito il titolare del Mims - è che abbiamo cercato di farla nel modo più coordinato possibile, in modo tale da evitare cantieri sparsi". "La nostra rete infrastrutturale, come altre europee, costruite nel secondo dopoguerra, ha bisogno di un fortissimo investimento in manutenzione e lo stiamo facendo anche grazie al Pnrr e anche nella direzione della digitalizzazione" ha aggiunto Giovannini.

Sulla messa in sicurezza della rete autostradale "certamente c'è stato un salto di qualità sia nelle regole sia nell'attuazione dei lavori che prevedono il rispetto di queste regole" ha sottolineato.

Per l'Alta Velocità Napoli-Bari "saranno conclusi i lavori a fine 2023 ma poi ci saranno i test" ha poi chiarito Giovannini, spiegando che altre infrastrutture di Alta Velocità "vanno ancora progettate come la Salerno-Reggio Calabria, ma tutta l'Alta Velocità sarà avanzata nel 2026". "Il monitoraggio di ciò che avviene adesso è fondamentale e per questo - ha aggiunto - abbiamo messo a punto un sistema informatico molto dettagliato per capire come ogni Comune sta procedendo sulle opere".

Sul Pil, anche il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili si è detto "d'accordo con il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi" che ieri - nell'Aula di Montecitorio - ha lanciato il duro monito che misurare l'economia con il criterio della crescita del Pil non risponde a criteri di sostenibilità ed è incompatibile con la lotta ai cambiamenti climatici.

Giovannini ha argomentato: "Naturalmente mi fa molto piacere che il tema sia stato nuovamente catturato dai media, è un tema che fu posto nel 1972 quando il rapporto sui limiti alla crescita dimostrava già che intorno al 2020-2030 l'umanità avrebbe incontrato enormi problemi proprio a causa di una crescita quantitativa che non necessariamente avrebbe prodotto miglioramenti della qualità della vita".

"E 20 anni fa, quando ero direttore delle statistiche all'Ocse, cominciammo proprio questa battaglia, che ormai è riconosciuta in tutto il mondo, come una necessità, cioè cambiare i parametri con cui si prendono poi le decisioni e anche in Italia, nel mio ruolo di presidente dell'Istat, abbiamo sviluppato gli indicatori Bes - Benessere ecosostenibile" ha sottolineato il ministro.

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