Autostrade Italiane: nell’elenco sono 200 i tunnel a rischio di caduta

Autostrade italiane

Autostrade rischiose, l’Italia lancia l’allarme: ci sono infatti più di 200 gallerie nell’elenco di quelle pericolose per i cittadini.

L’Italia, si sa, è un Bel Paese soprattutto sotto l’aspetto culturale. La nostra nazione offre paesaggi spettacolari, cibo squisito e una cultura artistica da fare invidia al mondo intero. Tuttavia, quando si parla di sicurezza e regolarità bisogna fare necessariamente un passo indietro. Appalti ottenuti in maniera poco lecita, manutenzione trascurata se non completamente assente, è questo il quadro autostradale un automobilista si trova ad affrontare quotidianamente. Di recente un pezzo di autostrada era completamente crollato a causa del maltempo. Poco tempo fa era crollato un ponte, invece, sempre in autostrada. Questa volta lo Stato lancia l’allarme riguardo le gallerie. Ma è possibile che una persona vada a lavoro o in viaggio su una rete stradale che paga profumatamente con i pedaggi autostradali rischia la vita?

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Autostrade rischiose: 200 gallerie in elenco

L’allarme riguardo la trascuratezza delle autostrade era stato già dato prima del crollo della A6 di due mesi fa, così come era già stato detto che molti ponti, come quello Morandi di Genova che ha portato con sè purtroppo delle vittime, erano pericolanti. Nessuno, però, aveva ascoltato quelle voci, finchè non c’è stato il sacrificio di vite umane.

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Ad essere considerate a rischio ci sono ben 200 gallerie, di cui 105 sono in concessione a Aspi e 90 distribuite fra le altre società.

Il Consiglio Superiore dei lavori pubblici aveva infatti scritto una lettera ufficiale per la Guardia di Finanza di Genova in cui evidenziava che dei tunnel più lunghi di 500 metri sono a rischio di crollo e di incidenti. Non sono inoltre impermeabilizzati nè provvisti di sistemi di sicurezza, non hanno nemmeno corsie di emergenza o vie di fuga, e nemmeno luci utili nel caso di evacuazione.

L’Europa chiede un adeguamento

Basterebbe mettere in regola ogni galleria con la direttiva europea 54 del 2004. Il problema è che non lo sono, nemmeno la Bertè, la galleria sulla A 26 da cui si sono staccate due tonnellate dalla volta.

Gli investigatori hanno il compito di valutare se la società proprietaria di quel tratto fosse a conoscenza delle condizioni precarie del tunnel, giudicato da tempo a rischio e bisognoso di rinforzi, mai avvenuti, che ne hanno causato il crollo.

Adesso però sorge spontaneo l’interrogativo che riguarda quando e se saranno effettuate le manovre di salvataggio sui restanti 200 tunnel prima che questi crollino.

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