Autostrade: M5s svela i legami della famiglia Benetton con la politica

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Sul blog del MoVimento 5 cinque stelle prosegue AutostradeStory, “la storia delle concessioni autostradali che hanno permesso alla famiglia lauti guadagni”. Nella terza puntata, in particolare, si approfondisce la questione Benetton e si fa luce su come queste famiglie abbiano fatto delle autostrade le loro miniere d’oro. In un post su Facebook, inoltre, M5s scrive: “La “compagnia del casello”, dagli anni ’90 a oggi, ha macinato miliardi su miliardi indisturbata”. Tutto ciò “grazie alla connivenza di una politica prostrata e in molti casi complice”. Vediamo nel dettaglio di che cosa stiamo parlando.

M5s, Autostrade e politica

Per comprendere come i flussi di denaro siano passati da Benetton ai partiti politici occorre volgere lo sguardo all’evoluzione della scena degli ultimi anni. Sul blog di M5s si torna a parlare della revoca ad Autostrade e in particolare ai flussi di denaro che si nascondono nella questione. Il 1997 è un anno chiave nella storia: l’allora ministro dei Lavori pubblici, Paolo Costa, spianò la strada per la privatizzazione della rete autostradale. Nel 1999, invece, Benetton siglò l’accordo e negli anni compensò cospicuamente il ministro che permise il tutto. infine, nel 2010 Costa divenne il presidente di Spea Engineering, controllato da Autostrade per l’Italia.

Per sottolineare il legame della famiglia Benetton con la politica, sul blog appare una metafora particolare: l’immagine è quella di “zio Paperone intento a tuffarsi in una montagna di monete d’oro”. Infatti, dal 2006 Autostrade avrebbe elargito denaro ai partiti a pochi mesi dalle elezioni. Così, 150 mila euro sono arrivati nelle casse di Alleanza Nazionale, del Comitato per Prodi 2006, alla Margherita e via dicendo.

Nel 2008, infine, torna Berlusconi a Palazzo Chigi e uno dei suoi primi atti è il “salva-Benetton” per “togliere ad Autostrade l’obbligo di maggiori controlli voluto pochi mesi prima da Antonio Di Pietro”.