Autostrade, scontro nel governo sulle concessioni

webinfo@adnkronos.com

Maggioranza divisa sul 'caso Autostrade'. Ad accendere la miccia, le misure ''in materia di concessioni autostradali'' approvate ieri, 'salvo intese', con il dl Milleproroghe in Consiglio dei ministri. A scatenare la reazione dei renziani di Italia Viva, la norma sulle revoche delle concessioni autostradali. La formazione politica dell'ex premier ha chiesto infatti che venisse messo a verbale il suo 'no' alle norme sul tema contenute nel dl: sull'articolo 33, spiegavano in serata fonti di Italia Viva, le ministre di Iv avevano ribadito un principio di civiltà giuridica che non si cambiano regole in corso d'opera. Per le stesse fonti, l'effetto sugli investimenti internazionali sarebbe stato peggiore dell'emendamento sull'Ilva. 

Dopo lo scontro di ieri sera, è il leader Matteo Renzi a mettere nero su bianco la contrarietà del partito sulla norma: "Se qualcuno vuole revocare la concessione ad Autostrade per la vicenda del Ponte Morandi si presenti in Parlamento con un disegno di legge. Il Parlamento è sovrano - afferma Renzi in un'intervista a Repubblica -: si discuterà e la maggioranza deciderà. Ma utilizzare il Milleproroghe aprendo un potenziale caos normativo e facendo crollare la fiducia degli investitori esteri sull’Italia è roba da azzeccagarbugli di provincia. Torniamo all’Abc: nel milleproroghe ci vanno le proroghe, non le brillanti intuizioni di qualche demagogo".  

''Verba volant, scripta manent - twittava del resto il capogruppo in Senato Davide Faraone -. L'abbiamo messo a verbale in Cdm: Italia Viva non voterà mai norme che violano il diritto e minacciano gli investimenti e norme che sono in palese conflitto di interessi. Vale per le concessioni, vale per la Casaleggio'', la stoccata ai 'colleghi' di governo. 

A sottolineare la spaccatura nel governo è ovviamente l'opposizione, con il deputato della Lega e responsabile nazionale Trasporti, Edoardo Rixi, critico: "Il governo, in consiglio dei ministri, si spacca sulle concessioni autostradali: si prospettano profili di incostituzionalità sull’art.33 del Milleproroghe con conseguenze enormi sulla manutenzione delle autostrade, investimenti su nuove infrastrutture, Gronda in primis, e sicurezza degli automobilisti, a partire dalla realizzazione delle terze corsie e dalla messa a norma delle gallerie. Per non parlare - aggiungeva - delle migliaia di posti di lavoro a rischio e al collasso di Anas, che, oggi, com’è strutturata, non sarebbe in grado di sostenere il peso concessorio di migliaia di chilometri di autostrade". 

Durissima la reazione dell'Aiscat: "Il governo - ha spiegato stamane al Giornale Radio Rai il presidente Fabrizio Palenzona - non è capace di trovare una soluzione e cerca una scorciatoia, ma così distrugge un intero settore. Mi sembra veramente un salto nel buio, dannoso non tanto per le concessionarie, per le quali è comunque devastante ma soprattutto per il sistema paese". 

"Se c'è una trattativa da fare con un concessionario si faccia, ma siccome non si è capaci di trovare una soluzione, si cerca la scorciatoia della legge e si distrugge un settore. A mio parere - ha spiegato Palenzona - un decreto del genere non reggerà ma farà solo guai per i concessionari e guai per il sistema Italia, per la credibilità e per gli investitori internazionali e per migliaia di risparmiatori che hanno investito in borsa nelle società autostradali. La revoca della concessione ad Aspi e' possibile - ha aggiunto - ma il tema è che non si vuole aspettare una decisione che accerti se ci sono le colpe. E' successo un fatto gravissimo, chi è colpevole deve essere perseguito ma finora non c'è la pistola fumante".  

"Non facciamo che per punire i colpevoli si distruggono interi settori produttivi del paese, come in questo caso noi cercheremo di fare presente quale danno gravissimo che solo la pubblicazione del decreto provocherà nei mercati. Poi parleremo col Parlamento che questo provvedimento non entri in vigore perché il danno sarebbe irreversibile non solo per i concessionari ma per gli investitori. Io credo che - ha concluso Palenzona - se si modificano le leggi con il milleproroghe che non c'entra niente con questo settore io mi domando chi verrà più a investire in Italia".