Autovelox, 3 storie bizzarre sulle multe pazze

feedback@motor1.com (Redazione)
Autovelox, 3 storie bizzarre

Macchinette per fare soldi, proventi… i dispositivi elettronici sono sempre al centro di polemiche

Per chi ha il piede pesante (quanto si paga per l'eccesso di velocità? Leggete qui) e mette a repentaglio la sicurezza stradale, l’autovelox è il nemico numero uno. Che però viene talvolta usato dai Comuni solo per fare cassa e non per limitare il numero di incidenti, violando le norme del Codice della Strada: in particolare, le regole dei 90 giorni per la notifica dei verbali. Ecco perché questo prezioso strumento a disposizione delle Forze dell’ordine è da sempre al centro di polemiche. Come confermano le 3 storie particolari che potete leggere in basso.

L’autovelox che multa chi va piano

In quel di Bologna, addirittura 3.000 multe, in un giorno e mezzo, appioppate da 3 autovelox impazziti. Si tratta delle postazioni in via Zenzalino a Budrio e sulla San Vitale tra Budrio e Castenaso, tutte di proprietà della Città Metropolitana. Il motivo? Sono rimasti tarati con il limite sbagliato dei 30 km/h, quello dell’omologazione di partenza: pertanto, chi andava piano e sotto il limite, veniva flashato. I verbali arriveranno a casa dei proprietari delle auto: per eccessi di velocità inferiori a 10 km/h, solo la sanzione; per eccessi superiori a 10 km/h, anche l’obbligo di comunicare chi guidava, pena una multa supplementare di 300 euro. Una complicazione in più. Comunque, il comandante della Polizia Provinciale Claudio Rimondi ha fatto sapere che annullerà tutte le contravvenzioni, anche quelle sopra il limite dei 70 e 90 km/h.

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Suscita perplessità quanto accade nel Comune toscano di Pietrasanta (Lucca). "L’amministrazione comunale ha trascorso un’intera estate a parlare dell’autovelox già installato sull’Aurelia all’altezza di via Spirito Santo che avrebbe dovuto entrare in funzione il 5 agosto scorso, ma che per adesso rimane spento, e grazie al quale sarebbero dovuti arrivare nelle casse comunali fior di quattrini direttamente dalle tasche dei cittadini". Lo denunciano due consiglieri comunale. “Con l’autovelox, il Comune ha previsto entrate per oltre 800.000 euro, metà delle quali destinati ad Anas. I restanti incassi previsti sarebbero stati impegnati dall'amministrazione con apposita variazione di bilancio per finanziare il piano di riequilibrio, cioè per tappare i buchi di bilancio della vecchia gestione”. Domanda: con l’autovelox non è entrato in funzione, quei soldi previsti in entrata dal 5 agosto fino a oggi sono stati già spesi? In attesa di una risposta da parte di chi è al “governo” in quel Comune, va detto che una questione analoga riguarda decine di enti locali in Italia. Autovelox utilizzati anche per ripianare i bilanci, con limiti di velocità così bassi da essere discutibili.

Otto anni di attesa inutile

Proprio in queste settimane, infine, ha compiuto 8 anni la riforma del Codice della Strada, compiuta nel 2010. Peccato sia una rivoluzione mancata, solo annunciata. Infatti, mancano decreti attuativi necessari perché diverse regole divengano effettive. Fra queste, la spartizione degli incassi da autovelox fra Comuni e proprietari della strada. Per la legge 120/2010, i relativi proventi devono essere ripartiti in misura uguale fra l’ente dal quale dipende l’organo accertatore e l’ente proprietario della strada (Provincia, Regione, Stato) con stringenti vincoli di spesa. Il quale proprietario investirà il denaro per rifare le strade, migliorando la sicurezza. Ed entro il 31 maggio di ogni anno ciascun ente locale dovrà rendicontare al ministero. Tutto a condizione che un decreto dia il via alla normativa, mai arrivato. Passano i Governi, ma qualche misterioso ostacolo impedisce che la regola sia operativa.