L’autovelox di Milano che fa 2.500 multe al giorno

Andrea Signorelli
L'autovelox umano in viale Ghisallo

Nell’ultimo anno, a Milano, le multe per eccesso di velocità si sono moltiplicate, rendendola la città “più multata” d’Italia. Merito (o colpa) dei sette nuovi autovelox che sono stati installati sulle grandi arterie di accesso alla città: viale Fermi, via Palmanova, via Parri, via dei Missaglia, via Chiesa Rossa, viale Famagosta e il cavalcavia del Ghisallo. Un sistema di autovelox che garantisce introiti ottimi al comune di Milano, dal momento che ogni giorno vengono comminate circa 5mila multe, un’enormità.

Protagonista indiscusso di questa selva di multe è proprio l’autovelox del cavalcavia del Ghisallo, che ne ha rilevate la metà abbondante. Risultato? Sulle sette strade gli incidenti si sono dimezzati e la velocità media di scorrimento è crollata. Tutto questo però non basta a placare le polemiche, che si sono concentrate soprattutto sul modo in cui gli automobilisti vengono informati della presenza di un rilevatore di velocità (come vuole la legge). E così in via Stephenson, sul cavalcavia del Ghisallo, è spuntato un autovelox umano che brandisce un cartello con scritto: “Hai visto l’autovelox nei 500 metri precedenti?”. Stando a quanto scoperto dalla società Coyote (che produce localizzatoti di autovelox) iil 65% delle persone interpellate non si era accorta della presenza del rilevatore di velocità.

Negli ultimi giorni non è stata però la segnaletica a tenere banco a Milano, bensì la tempistica con cui può essere comminata una sanzione all’automobilista che ha infranto la legge. Il codice della strada parla di 90 giorni di tempo per recapitare la multa. Ma 90 giorni a partire da quando? Da quando il vigile nel suo ufficio scrive il verbale e lo spedisce o da quando è stata commessa l’infrazione? Il Comune di Milano aveva interpretato la regola nel secondo modo, con il risultato che una marea di multe sono state impugnate dagli automobilisti, che hanno fatto ricorso.

A mettere una parola fine alla vicenda è stato il ministero degli Interni, che ha fatto partire una circolare in cui si legge: “Il giorno a partire dal quale si calcola la decorrenza dei termini non può che essere individuato in quello della commessa violazione, le ragioni che possono legittimare gli enti a cui appartengono gli organi accertatori a superare tali limiti non possono che dipendere da fattori esterni e non da prassi organizzative interne".

I 90 giorni partono quindi dal momento in cui si è fatta l’infrazione, a meno che non ci siano fattori esterni ineludibili. L’interpretazione del “conto alla rovescia” per comminare la multa è stata anche ribadita dal giudice di pace, mandando nel panico il Comune di Milano, visto che si calcola che il 90% delle multe non siano state spedite entro il termine. Il Comune proverà a dimostrare come questi “fattori esterno” siano proprio i numeri strabilianti di multe comminate, che hanno reso impossibile tenere testa alla mole di lavoro (700mila multe da marzo, mese in cui sono stati installati i sette autovelox).

Ma a parte questo caso, quali sono le norme per capire se la multa presa tramite autovelox è regolare o no? Innanzitutto, il dispositivo va sempre segnalato da cartelli, altrimenti la multa è nulla. Non solo: il cartello va anche apposto sulle strade laterali a quella in cui è presente l’autovelox, altrimenti l’automobilista avrà ancora una volta buone ragioni per dire di “non essere stato informato” della presenza del rilevatore, se si immette nella strada principale da una via che si trova oltre la presenza del cartello.

Inoltre, l’elaborazione della multa va sempre fatta dai vigili. Sembra un’ovvietà, ma ci sono stati comuni che avevano completamente esternalizzato la procedura di controllo delle infrazioni sanzionate dall’autovelox, lasciando alla Polizia Municipale un semplice compito di “supervisione”. Non si può, secondo i giudici della Corte di Cassazione, perché viene meno la certezza della legalità che solo un pubblico ufficiale può garantire.

La presenza dell’autovelox non è nemmeno legale su tutte le strade: si possono installare sulle "extraurbane principali”, sulle “extraurbane ordinarie" e le "urbane di scorrimento" si possono mettere rilevatori solo previa autorizzazione del prefetto, mentre non si può proprio sulle “urbane ordinarie”.