Aver liberato i pescatori non equivale ad avere una politica

Michele Valensise
·Diplomatico
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Italian fishermen detained in Libya released in the morning pose in front of their fishing boat in Benghazi, Libya, December 17, 2020. ANSA (Photo: ANSA)
Italian fishermen detained in Libya released in the morning pose in front of their fishing boat in Benghazi, Libya, December 17, 2020. ANSA (Photo: ANSA)

È sacrosanto il sollievo per il rientro a casa di diciotto pescatori sequestrati su imbarcazioni italiane nel mare della Cirenaica dagli uomini del generale Haftar e detenuti senza troppi scrupoli per tre mesi e mezzo in attesa di giudizio. In questi casi, come in vicende ancor più drammatiche, la priorità è la vita degli ostaggi e la loro liberazione. È giusto che sia così.

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Erano ostaggi anche i diciotto marittimi. Sapevamo dove erano e chi erano i carcerieri; grazie alle nostre autorità le famiglie erano riuscite, con molta difficoltà, anche a parlare con loro e a essere rassicurate sulle loro condizioni di salute. Ma il riacquisto della libertà dei marittimi era collegato a un ricatto inaccettabile e irrealizzabile: la scarcerazione di quattro cittadini libici detenuti nelle carceri italiane già condannati dalla nostra giustizia per traffico di migranti, in una traversata conclusasi tragicamente con la morte di quarantanove persone.

Non è stato agevole spiegare ai responsabili del sequestro che stavano ponendo condizioni irrealistiche per uno Stato di diritto. Se oggi i pescatori tornano a casa e i malviventi libici restano in prigione, questo è un successo che va riconosciuto a chi ha negoziato in silenzio, con tenacia, la liberazione dei nostri. E il velo che potrebbe coprire alcuni nodi della trattativa non dovrà far ombra alla soddisfazione per il felice epilogo della vicenda.

Certo, è del tutto inusuale vedere presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, insieme, concordare un appuntamento, recarsi sul luogo del sequestro e dialogare con il mandante. Al tandem si era già fatto ricorso, forse involontariamente, a maggio per ricevere a Ciampino Silvia Romano liberata dopo essere stata a lungo prigioniera dei terroristi di al Shabaab in Somalia. È da presumere che la presenza congiunta a Bengasi di Conte e Di Maio sia stata posta dal g...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.