"È stata un'esecuzione". Il punto sulle indagini sulla morte di 'Diabolik'

e. izzo e a. managò

Sarebbe stato vittima di un tranello Fabrizio Piscitelli, ex capo ultrà della Lazio, ucciso ieri al parco degli Acquedotti, in zona Tuscolana con un colpo di pistola alla testa. Le modalità, una vera e propria esecuzione, fanno pensare che l'uomo fosse in attesa di qualcuno che gli aveva dato appuntamento. Al momento la Dda della Capitale non esclude alcuna pista, anche se quella privilegiata rimane quella del regolamento di conti per questioni di droga.

L'uomo era stato portato al parco dal suo autista personale, un cubano, che è stato ascoltato in nottata dagli uomini della Squadra Mobile. L'azione omicidiaria, spiegano a piazzale Clodio, è stata compiuta da mani "molto esperte": un agguato in stile criminalità organizzata, in particolare estera, forse albanese. Anche se non si esclude la pista della criminalità italiana, visto che 'Diabolik' aveva legami con il clan dei Casalesi. "Piscitelli aveva molti nemici e molti affari con vari gruppi criminali: un personaggio centrale con addentellati con varie realtà anche albanesi", spiegano gli inquirenti. 

Di "Una vera e propria esecuzione mafiosa nella capitale" parla Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia: "Un capo ultrà cui avevano sequestrato due milioni di euro. Numeri e fatti che danno la dimensione non solo degli intrecci tra sport e criminalità, ma anche di quanto la criminalità abbia affondato le radici a Roma". "Non molto tempo fa - ricorda Morra - ci sono state le minacce alla sindaca Raggi che qualcuno voleva derubricare a poca cosa, mentre troppa politica si è distratta. Una distrazione colpevole e complice. C'è bisogno di aumentare la pressione sui clan storici di Roma e spezzare intrecci terribili come quelli che rappresentava un personaggio rilevante come Piscitelli. Non si deve fare nessun passo indietro".

Gli amici della curva: "Aveva debiti, il tifo non c'entra"

"Aveva debiti per questioni di droga, e quando nel 2016 gli hanno sequestrato tutto il patrimonio, compresa la villa dove abitava, non si è più rialzato". A dirlo all'Agi è Vincenzo, ex ultrà della Lazio, e grande amico di Piscitelli. "Ultimamente - aggiunge - ci sentivamo poco. Ho dei figli da tutelare e so' uscito da certi giri".

Certo è che a parere di Vincenzo le lotte tra ultras rivali c'entrano davvero poco con l'omicidio, avvenuto ieri alle 19 al parco degli Acquedotti, in zona Tuscolana. "Tra tifoserie non ci si comporta così. Io e Fabrizio abbiamo preso coltellate a Bergamo, dopo una partita tra Atalanta e Lazio, era diversi anni fa, sono stato anche ricoverato in ospedale", racconta Vincenzo che aggiunge: "Nessuno ti spara alle spalle per questioni di tifo, questa è roba da criminali".

"Giorgia si era sposata tre settimane fa, era felice, e ora tutto questo... Era molto legata al papà con il quale condivideva anche la passione per la Lazio", dice invece all'Agi Sergio, vecchio ultras biancoazzurro, presente al parco sulla Tuscolana dove Piscitelli è stato ucciso. "Lui era felice per la figlia, perché aveva sposato un bravo ragazzo", ha aggiunto Sergio.

Sul posto ci sono ancora diversi tifosi laziali accorsi per dare l'ultimo saluto a Piscitelli. Uno striscione in suo onore è stato intanto affisso nella notte anche sul ponte degli Annibaldi, vicino al Colosseo. "Diablo Vive" è il testo dello striscione, che ricorda il soprannome con il quale l'uomo era noto presso la tifoseria biancoazzurra degli Irriducibili. 

Come è stato ucciso

Piscitelli è stato colpito a freddo, di spalle, con uno sparo in testa all'altezza dell'orecchio che gli è stato fatale. Gli inquirenti sono al lavoro per individuare l'autore o gli autori dell'agguato, e per scoprire il movente di un omicidio che sembra pianificato. Indaga la Direzione distrettuale antimafia di Roma. A quanto si apprende da fonti investigative, Piscitelli era seduto su una panchina al parco con un altro uomo non identificato, quando è stato avvicinato alle spalle dal killer che ha esploso un colpo alla nuca, uccidendolo sul colpo. L'uomo che era con lui dopo l'agguato si è dileguato, ed è ovviamente ricercato in queste ore.

Decine di persone, tra amici e ultras della Lazio, si sono ritrovate dove poco dopo le 19 è avvenuto l'agguato. Sul posto anche i poliziotti della Squadra Mobile e quelli del commissariato Tuscolano. In corso i rilievi della Polizia Scientifica. L'aggressore era a piedi, vestito da runner, per confondersi tra i tanti che nel pomeriggio fanno jogging al Parco degli Acquedotti.

Chi era "Diabolik"

Piscitelli era uno dei volti più noti della Curva Nord, quella degli ultras della Lazio. La carta d'identità segnava 53 anni anni spesi a tifare per i colori biancocelesti, anni nel corso dei quali il suo nome era stato più volte al centro di vicende giudiziarie legate al tifo per la squadra capitolina ma anche ad indagini sul traffico internazionale di stupefacenti. Piscitelli viene menzionato anche nelle carte dell'inchiesta Mafia Capitale. 

A gennaio 2015 Piscitelli era stato condannato, assieme ad altri 3 capi ultrà, a 3 anni e 6 mesi nell'ambito processo di primo grado per il tentativo di scalata alla Lazio che nel 2006 aveva coinvolto anche l'ex bomber icona del primo scudetto biancoceleste, Giorgio Chinaglia. Secondo la ricostruzione dei pm Rocco Fava, Vittoria Bonfanti ed Elisabetta Ceniccola, gli imputati avrebbero compiuto una "campagna" intimidatoria e di pressioni sul presidente del club Claudio Lotito finalizzata a fargli cedere il club ad un gruppo farmaceutico ungherese che sarebbe stato interessato all'acquisto e di cui Chinaglia sarebbe stato il portavoce.

Nel 2016 invece Piscitelli aveva subito il sequestro di oltre 2 milioni di euro, compresa anche una villa a Grottaferrata (provvedimento poi annullato dalla Cassazione) dopo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia che lo vedevano coinvolto in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dalla Spagna. 

Secondo gli inquirenti che indagavano all'epoca sulla vicenda, Piscitelli era ritenuto un soggetto "pericoloso" da oltre 25 anni, "vissuto costantemente all'insegna della prepotenza e della sopraffazione sul prossimo, indifferente ai numerosi provvedimenti di polizia adottati nei suoi confronti" e si sarebbe "dedicato al crimine organizzato finanziando numerose importazioni di sostanze stupefacenti". 

Non è la prima volta che un esponente del tifo organizzato biancoceleste viene raggiunto da colpi di pistola. Per due volte, nel 2007 e nel 2013, Fabrizio Toffolo, altro componente di spicco della Curva Nord della Lazio, era stato gambizzato in zona Caffarella, all'Appio Latino, non lontano da dove è stato ucciso Piscitelli. Assieme a lui anche Toffolo, nel 2015, era stato condannato nell'ambito processo di primo grado per il tentativo di scalata alla Lazio.