Aviaria e peste suina preoccupano la filiera zootecnica italiana

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Image from askanews web site
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Roma, 13 gen. (askanews) - Aviaria e peste suina africana: sono le due grandi preoccupazioni della zootecnia italiana e non solo, visto che si registrano casi di queste due malattie, e soprattutto di aviaria, in tutta Europa. In Italia l'allarme aviaria si concentra soprattutto in Veneto, soprattutto nel Mantovano, con numerosi focolai attivi e continui abbattimenti di capi. E alcuni focolai ci sono anche in Lazio. Di peste suina africana si sono registrati ancora pochi casi accertati tra Piemonte e Lombardia, ma è già allarme all'interno della filiera suinicola, visto che sono già arrivate le prime sospensioni delle importazioni dall'Italia di carni suine e prodotti derivati disposte dalle competenti autorità di Cina, Giappone, Taiwan e Kuwait. Restrizioni sono state disposte anche dalla Svizzera. Per Assica lo stimato danno da mancate esportazioni è di almeno 20 milioni di euro per ogni mese di sospensione del nostro export di carne suina.

E se la peste suina africana non può contagiare l'essere umano, la Lav ricorda oggi che il virus dell'aviaria "è capace di infettare non solo i volatili ma anche altre specie, come l'uomo". In realtà, l'Istituto Zooprofilattico sottolinea che sono rari i casi di infezione nell'uomo. La fonte di contagio per gli esseri umani è costituita da volatili infetti che possono trasmettere il virus attraverso la saliva, il muco e le feci.

L'Influenza aviaria è una malattia degli uccelli causata da un virus dell'Influenza di tipo A, (Orthomyxoviridae, genere Influenza-virus A). E' in grado di contagiare pressoché tutte le specie di uccelli, anche se con manifestazioni molto diverse, da quelle più leggere fino alle forme altamente patogene e contagiose che generano epidemie acute. Gli uccelli selvatici fungono da serbatoio e possono eliminare il virus attraverso le feci. Si ammalano raramente, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici quali polli, anatre, tacchini e altri animali da cortile.

Il settore avicunicolo in Italia conta oltre 18mila allevamenti, di cui 6mila professionali, con l'impiego di circa 38mila addetti, per una produzione di carni bianche pari a 1,3 tonnellate annue. I focolai di influenza aviaria aumentano rapidamente: secondo i dati forniti dall'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie aggiornati al 30 dicembre 2021 gli allevamenti interessati sono 294.

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