'Ballo della bara' su social Policlinico, il web protesta

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"Dal 3 marzo al 28 marzo abbiamo tristemente riscontrato e segnalato all'Istituto Superiore di Sanità 98 decessi per Covid Solo nelle ultime 24 ore sono stati 11 i decessi, record in negativo da inizio emergenza. C'è il sole? Bene... Fossimo in noi medici, infermieri e oss staremmo a casa se potessimo. E non in prima linea, per voi, qui al San Martino". E' quanto scrive in un post condiviso su Facebook l'ospedale Policlinico San Martino di Genova, condividendo un fermo immagine di un video virale con il 'Coffin dance', il ballo della bara: un'immagine che ha creato numerose proteste sul web.  

A non piacere è stata soprattutto l'origine dell'immagine, un video tornato alla ribalta sul web in queste settimane di emergenza e risalente ad un vecchio servizio nel quale si mostra l'usanza presunta, che sarebbe riferita al Ghana, di far ballare le bare durante le cerimonie funebri. Già diffusissimo in rete dov'era diventato un meme: montato in sequenza dentro a 'compilation' di scene che mostrano challenge o immagini estreme come ad indicarne il 'dopo', l'esito violento o tragico e il 'risultato': il video con le bare fatte danzare dagli addetti funebri in Ghana. 

"Il messaggio lo capisco, ma la foto viene da un filmato che sdrammatizza un evento per noi drammatico come un funerale", scrivono lamentando il tono aggressivo e la mancanza di ironia. "Ditemi che è uno scherzo vi prego" e, ancora, "noi stiamo a casa, ma voi evitate queste immagini". "Qualcuno ha capito il senso di quella foto?" si chiedono in molti, mentre il post si riempie di ora in ora di commenti tra cui anche quello di un'infermiera che non ha dubbi: "Io ci lavoro in ospedale e mi dissocio".  

"Ci sono circa un miliardo di modi - scrive un utente sotto il post - per ottenere visibilità per passare un messaggio di sensibilizzazione. Avete scelto una foto che sì ha ottenuto visibilità ma che non sensibilizza nulla". "Noi stiamo a casa - si legge in un altro commento - ma voi evitate di fare ironia sulla pelle delle persone che non ci sono più. Siete un Ente Pubblico, non la chat degli amici del pub". C'è chi poi difende l'iniziativa, scrivendo: "Visto il dilagante analfabetismo funzionale, è l'immagine giusta a far recepire il messaggio alla massa. La trovo semplicemente geniale". E poi chi sottolinea:"sommessamente mi permetto di farvi notare che migliaia di persone non possono nemmeno salutare i propri cari. Non parliamo poi di un funerale...! Magari veicolare il messaggio diversamente e non con una foto di funerale, in questo momento, sarebbe più opportuno". 

Si tratta del secondo post 'shock' dell'ospedale San Martino. Il primo era stato postato alcune settimane fa e mostrava una paziente appena estubata in terapia intensiva che mostra i pollici alzati accanto a due operatori sanitari, e sotto la scritta: "Volete trovarvi nelle condizioni di questa paziente? No? E allora statevene a c.a.s.a! Perché diversamente l’unica corsa che farete sarà verso il reparto di rianimazione". Sul caso è poi intervenuto il responsabile dell'Ufficio stampa del policlinico San Martino con un post su Facebook."Mi assumo ogni responsabilità - scrive - circa quanto pubblicato, sia il 20 marzo scorso, sia nella giornata odierna. Accetto le inevitabili critiche ma sono azioni che rifarei, nelle vesti di Responsabile dell'Ufficio Stampa del Policlinico, figlio di una paziente Covid positiva, di 74 anni, che sta trascorrendo diligentemente la sua quarantena a domicilio dopo essere stata fortemente sintomatica per 10 giorni. Non siamo mai stati così decisi, nell'agire verso questa direzione, non ho mai voluto in questa maniera mancare di sensibilità e di rispetto verso chi è deceduto a causa della malattia e dei loro familiari, tra cui conoscenti qui al Policlinico". "L'immagine - prosegue - postata sulla pagina Facebook dell'Ospedale è, in gergo, un frame di un video 'virale' tra la popolazione più giovane, quella che volevamo raggiungere e lo abbiamo fatto: porta sotto i riflettori la sottile linea di demarcazione che separa gli atteggiamenti stupidi, irrazionali, irresponsabili dalla morte. La stessa a cui si rischia di andare placidamente incontro se non si rispettano le disposizioni governative e gli accorati e continui appelli di chi si sta facendo in quattro, senza orari, per permettere ai cittadini di tornare alla vita di tutti i giorni. A me, noi del Policlinico non interessa la conta di like, commenti e condivisioni record ottenuti con questa azione, interessa diminuire l’unica conta che scandisce oramai le nostre giornate al Policlinico, quella dei decessi. Possibile solo attraverso comportamenti civili, a cui noi richiamiamo con forza e vigore. Anche così". 

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