Ballottaggi, il Pd aspetta un segnale da Conte. Arriverà, ma non ora

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NAPLES, ITALY - SEPTEMBER 26: Former PM And M5S Leader Giuseppe Conte visiting Melito di Napoli with mayoral candidate Dominique Pellecchia on September 26, 2021 in Naples, Italy. (Photo by Ciro Sarpa/Getty Images ) (Photo: Ciro Sarpa via Getty Images)
NAPLES, ITALY - SEPTEMBER 26: Former PM And M5S Leader Giuseppe Conte visiting Melito di Napoli with mayoral candidate Dominique Pellecchia on September 26, 2021 in Naples, Italy. (Photo by Ciro Sarpa/Getty Images ) (Photo: Ciro Sarpa via Getty Images)

La vittoria o la sconfitta del Partito democratico potrebbe passare dal Movimento 5 stelle. In particolar modo nelle due grandi città negli ultimi cinque anni amministrate dai pentastellati: Roma e Torino. Lo sanno al Nazareno, lo sanno nella war room M5s. E in questo orizzonte i quartier generali si stanno muovendo. Quello Dem, in particolar modo, guarda speranzoso in casa degli avversari. Il candidato nella Capitale, Roberto Gualtieri, non fa mistero che in caso di approdo al secondo turno guarderà in quella direzione: “Al ballottaggio mi rivolgerò agli elettori del M5s e di Carlo Calenda per chiedere il loro voto contro la destra, ma non faremo apparentamenti”. Nessun accordo formale è previsto al momento, nessuno a microfoni spenti si sente categoricamente di escluderlo. Quel che è certo è che se lo scenario dovesse premiare il Pd e vedere esclusi i 5 stelle “da Conte ci aspettiamo un segnale”.

C’è già chi dentro il partito romano ragiona: “La prospettiva è comune, se ci fosse la disponibilità si potrebbe valutare di lavorare insieme in Campidoglio”. Che significa assessorati, magari a figure civiche gradite anche al Movimento, e un riconoscimento nella macchina amministrativa che vedrebbe l’uscita di scena di chi di fatto quell’accordo possibile lo ha bloccato, Virginia Raggi.

Conte si muove con i piedi di piombo, ha spiegato un paio di giorni fa che l’ipotesi non è da scartare ma che sarà valutato caso per caso come comportarsi. La ragione tattica è evidente: sbilanciarsi in questo momento avrebbe il risultato di limitare ancor più il risultato delle candidate a Roma e a Torino. Ma è l’argomento di cui da giorni si dibatte nel partito.

Spiega un esponente di governo che “va bene che non ci apparentiamo, ma che senso avrebbe non sostenere i candidati di centrosinistra in una sfida contro il centrodestra? Sono mesi che diciamo che la nostra collocazione è quella, che siamo impegnati a costruire un percorso insieme, mi stupirei del contrario in realtà”.

Quel che ci si aspetta è la risposta alla più classica delle domande, “lei chi voterebbe tra l’uno e l’altro?”, che possa orientare almeno una parte dell’elettorato pentastellato e renderlo se non determinante quanto meno utile alla causa comune. “In quel caso - ragiona un parlamentare M5s - oltre a Napoli e a Bologna potremmo comunque rivendicare di essere stati decisivi per le sfide nelle altre città. Un dividendo importante se nelle cinque più grandi il centrodestra dovesse rimanere a bocca asciutta”.

Dall’entourage dell’ex premier le bocche rimangono cucite, lo stesso ministro Federico D’Incà, che nel fine settimana si era augurato un sostegno complessivo al secondo turno, oggi ha frenato prendendo tempo. Ci sono le contrarietà di Raggi e Appendino da affrontare, e nei rispettivi territori le due sindache uscenti hanno ancora una robusta presa sul proprio elettorato. Ma dal poco che filtra nessuno esclude che la possibilità ci sia. Anzi, chi conosce bene l’avvocato di Volturara Appula ritiene “naturale” che lo farà.

Anche per infilarsi nelle divisioni del centrodestra, acuite dall’uscita odierna di Giancarlo Giorgetti: “Ballottaggio Gualtieri-Michetti? Vince Gualtieri. Michetti candidato sbagliato? Non lo so. Ma so che il candidato giusto sarebbe stato Bertolaso”. Risposte date a La Stampa che non hanno reso felice Matteo Salvini ma che soprattutto hanno aperto un fronte con Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, rimasti gli unici sponsor veramente convinti dell’amministrativista romano. Una sua sconfitta potrebbe avere ripercussioni al di là della Capitale. E anche questo Conte lo sa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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