Balzo degli atenei italiani: 11 in più nella “Top 200” mondiale

Red
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Roma, 26 gen. (askanews) - Qualità della didattica, valore della ricerca, Alta formazione, innovazione, sostenibilità ambientale, rapporto docenti/studenti, finanziamento per docente, trasferimento tecnologico e rapporti con il territorio: migliora in tutti i settori la qualità delle università italiane nel confronto internazionale.

Nel 2020, rispetto al 2017, l'Italia piazza 85 università in più (da 173 a 258: +49%) nel totale delle 6 classifiche considerate - ARWU, Quacquarelli Symonds (QS), QS - Employability, Times Higher Education (THE), GreenMetric e U-Multirank - e 11 atenei in più tra le "Top 200" mondiali (da 23 a 34: +48%) riferite agli stessi ranking.

E' quanto emerge dal report della CRUI sui ranking internazionali, uno studio che racconta i 3 anni di attività del Gruppo di Lavoro a cui hanno partecipato 68 università e che aveva proprio come obiettivo aumentare il numero di atenei italiani presenti nelle classifiche internazionali e migliorare il posizionamento complessivo del sistema universitario nei ranking.

Le università italiane infatti risultavano nel 2017 sottorappresentate nelle principali classifiche internazionali. Nei ranking globali più diffusi a livello mediatico - Quacquarelli Symonds (QS), Times Higher Education (THE), ARWU e US News & World Report - comparivano in media 33 università italiane, contro le 39 francesi, le 47 tedesche e le 70 università britanniche. Anche a livello di posizionamento, il quadro poteva apparire sfavorevole considerando che tra i Top 300 atenei al mondo rientravano soltanto 6 università italiane secondo il ranking QS (contro, ad esempio, le 12 francesi) e 5 per THE (rispetto alle 9 d'oltralpe).

Nel 2020, invece, si assiste a una evoluzione positiva dei giudizi sulla qualità globale degli atenei italiani: "Promuovere la crescita delle università nel contesto internazionale è un fattore fondamentale non solo per aumentare la loro competitività, ma per accrescere l'attrattività del sistema educativo e di ricerca italiano nel suo complesso", ha spiegato il presidente della CRUI Ferruccio Resta, commentando il nuovo report: "Prioritario migliorare la percezione e il posizionamento del Paese in modo unitario, ricomponendo un'immagine spesso tracciata in modo disarticolato. Non dimentichiamo che nell'affrontare la pandemia le università hanno mostrato un grande senso di coesione e di tenuta. È su questa immagine che l'Italia deve investire, un compito non secondario per la CRUI".

"I ranking accademici rappresentano ormai una componente strategica e altamente dibattuta sullo scenario globale dell'alta formazione e ricerca, una componente che nessun sistema universitario nazionale può permettersi di ignorare", sottolinea il Gruppo di lavoro della CRUI nel dossier.