Bambini che dormono sempre: la storia di Samir e la sindrome della rassegnazione

·Collaboratrice Social News
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(Photo: AFP Contributor via AFP via Getty Images)
(Photo: AFP Contributor via AFP via Getty Images)

La chiamano sindrome della rassegnazione, una patologia che colpisce i piccoli tra i 6 e i 15 anni che cadono nell’abulia e nel letargo. Dormono, dormono sempre. Sono figli di migranti, la guerra ha sconvolto le loro esistenze e ad occhi aperti non riescono più a stare. Questo è anche quello che è successo anche a Samir, 6 anni, siriano in fuga dalle bombe, adottato a Roma. Qui è stato curato al Bambino Gesù dalla dottoressa Maria Pontillo, psicoterapeuta dell’età evolutiva, che ha raccontato il suo percorso a Repubblica:

“Una volta a Roma ha cominciato a sviluppare i sintomi del post trauma, dormendo fino a 12 ore al giorno, rifiutando qualsiasi contatto con l’esterno. È stata la scuola ad attivare il servizio e a far arrivare Samir al Bambino Gesù. Quando lo abbiamo visto la prima volta, ci siamo preoccupati e lo abbiamo sottoposto a molti test clinici che hanno escluso patologie organiche. Non c’erano problemi di salute che giustificassero quel sonno che si protraeva giorno e notte. Il cervello di Samir funzionava regolarmente”

Samir non aveva superato la paura. Riviveva le fughe con i genitori, il timore di perderli. Continuava a sentirsi in pericolo anche lontanissimo da quelle bombe. E dormiva, vittima della sindrome della rassegnazione:

“I bambini e i ragazzi colpiti - dai 6 ai 18 anni - si isolano sempre di più. I sintomi sono diversi. I più piccoli si chiudono nel mutismo e non mangiano più, si allontanano progressivamente dai bisogni biologici. Rifiutano sport e scuola. Soffrono di crisi d’ansia e di paura. Nei più grandi l’isolamento sociale è ancora più evidente. Si possono associare a problemi di aggressività”

Sintomi simili a quelli di Samir sono stati riscontrati anche in bambini non migranti:

“Abbiamo notato sintomi simili anche nei bambini che hanno subito un abuso o ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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