Banca del Giappone conferma politica monetaria ultra-espansiva

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Roma, 22 set. (askanews) - Come previsto dagli osservatori, la Banca del Giappone (BoJ), nella sua riunione di politica monetaria odierna, ha mantenuto la barra dritta nel suo approccio monetario ultra-espansivo e ha fornito un quadro relativo a esportazioni e produzione piuttosto negativo, a sostegno di un proseguimento del massiccio programma di stimolo economico .

In questo senso, l'istituto centrale nipponico va in controtendenza rispetto alle banche centrali delle principali potenze economiche occidentali, che invece stanno ragionando su come contenere il rischio di una fiammata inflazionistica.

Il Giappone sta uscendo da una nuova ondata di contagi Covid-19 che quest'anno ha portato a chiusure e limitazioni con un impatto pesante sull'attività economica. I consumi si sono rivelati abbastanza asfittici e la ripresa fragile.

Inoltre, ha rallentare la produzione ci si sono messe anche difficoltà nella catena di forniture di materie prime, come i semicnduttori. Per questo motivo la BoJ vede un trend verso l'alto dell'economia, che però "rimane in uno stato grave".

In quersto senso, viene confermata la linea del governatore Haruhiko Kuroda, mantenendo un tasso d'interesase a breve al -0,1 per cento e un rendimento dei bong a 10 anni attorno a zero.

La linea è stata votata all'interno della riunione decisionale del board 8 a 1. L'incontro ha avuto luogo in un momento di particolare incertezza politica: il 29 settembre si vota per la leaderhip del Partito liberaldemocratico e, di conseguenza, per il nuovo premier, visto che il numero uno della formazione di maggioranza tradizionalmente guida anche il governo.

Non si ripresenta Yoshihide Suga e, per quanto i candidati concordino sulla necessità di mantenere un massiccio sostegno monetario all'economia al momento, ci sono approcci diversi sul mantenimento di questa linea in un più lungo periodo.

Kuroda, che è stato di fatto il braccio monetario della politica economica dell'ex premier Shinzo Abe (la cosiddetta "Abenomics"), mantiene la posizione secondo la quale questa politica deve continuare finché non verrà raggiunto l'obiettivo d'inflazione del 2 per cento. A luglio, per il 12mo mese consecutivo, la "core inflation" (cioè il tasso d'inflazione depurato dei prezzi dell'energia e degli alimentari frechi) è stata del -0,2 per cento. Siamo quindi ancora lontani da quell'obiettivo.

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