Baratto, poca elettricità e niente agi. Come si vive negli ecovillaggi come quello del Mugello

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(Photo: Screenshot)
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Chi sceglie di vivere in un ecovillaggio sceglie di vivere a stretto contatto con la natura e con il prossimo, spesso senza tecnologia, usando energia rinnovabile e metodi di autoproduzione sostenibili. Sceglie di condividere con gli altri abitanti la stessa filosofia di vita, scevra dal materialismo contemporaneo. Gli ecovillaggi, come quello in cui vive la famiglia del piccolo Nicola, il bimbo di due anni scomparso e poi ritrovato nella valle di Campanara, frazione di Palazzuolo sul Senio, non sono esperimenti isolati di qualche stravagante, ma realtà diffuse e dislocate in tutta Italia. Ma come si vive in queste comunità utopiche? La Rete Italiana dei Villaggi Ecologici - RIVE sostiene che “le esperienze di vita comunitaria siano dei veri e propri laboratori di sperimentazione sociale ed educativa per un mondo migliore”.

Che cos’è un ecovillaggio

Un ecovillaggio è una realtà comunitaria nella quale cinque o più persone (sia grandi che piccini), non tutte appartenenti alla stessa cerchia familiare, decidono di vivere e costruire delle basi comuni per portare avanti un progetto di vita sostenibile, a livello ecologico, sociale, spirituale ed economico. Gli obiettivi - come specifica la RIVE - possono essere i più vari, “come fare insieme un orto o un pollaio, trovare la via per trasformare i conflitti interpersonali o farsi custodi di luoghi incontaminati o abbandonati, gesti apparentemente semplici che racchiudono la strada verso il cambiamento della società a partire da se stessi e dalle proprie scelte quotidiane”.

Per Francesca Guidotti, ex presidente RIVE, curatrice del libro Ecovillaggi e cohousing (Terranuova) e fondatrice della comunità Torre di Mezzo, in provincia di Prato, ogni villaggio ha le proprie caratteristiche: c’è quello che è più improntato all’agricoltura, quello che bada più alla crescita ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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