"Basta con l'overtourism a Venezia". Parla il proprietario di un caffè storico

Francesca Venturi

Basta con l'overtourism che sta distruggendo Venezia: a farsi portavoce dell'esasperazione di molti veneziani è Claudio Vernier, proprietario di uno dei caffè storici di piazza San Marco, il Todaro, e presidente di un'associazione che riunisce oltre 200 fra caffè, ristoranti, hotel e anche soci individuali, con oltre 4 mila dipendenti.

"E' una no profit riconosciuta per i suoi fini culturali e di tutela del territorio - ha spiegato parlando con Agi davanti al suo locale chiuso dopo che l'acqua alta di martedì notte lo ha invaso - Purtroppo questa è la zona più bassa, alle procuratie vecchie e alla basilica siamo a 85 cm: significa avere più di un metro d'acqua nei locali, nel mio c'erano circa 75 cm, i danni non sono calcolabili perché purtroppo l'acqua salata mangia e cammina: il sale corrode i muri fino a 7 metri di altezza, quello che tocca distrugge".

"I costi di gestione sono enormi"

Che fare ora ? "Ci rimbocchiamo le maniche, lo scopo è riaprire prima possibile. La gente non si rende conto che i costi in questa città sono enormi: tenere aperto in una città che vive di overtourism, di bassissimo livello, è già difficile, ma quando succedono cose come questa il morale va a terra. E' la sconfitta della politica e della tecnica: noi imprenditori abbiamo bisogno di certezze, ma oggi ci dicono, potrebbe risuccedere domani e viviamo nell'incertezza. Ma come, erano 50 anni che si poteva fare qualcosa e ora doveva ricapitare perché si svegliassero? Stiamo facendo una figura pessima a livello internazionale".

Vernier è preoccupato: "Dal 1966 Venezia ha perso il 70% della popolazione, siamo 50 mila, se ora se ne va un'altra maggioranza e rimaniamo in 10 mila è finita. In questa città si fa fatica a trovare un idraulico, un elettricista. La monocultura turistica ha distrutto tutto, è un disastro! Chi viene ora non sa nemmeno dove si trova, non c'è nessun rispetto. Ieri c'era ancora l'acqua alta e loro entravano, chiedevano il bagno, fotografavano. E noi a contare i danni. Forse era il giorno giusto per chiudere i tornelli e dire "la giostra è chiusa, sorry, out of order".

Mose? Forse dovrebbero ascoltare i veneziani"

Il presidente dell'associazione non ha fiducia nei politici: "Che cosa vengono a fare? Berlusconi ha iniziato il Mose, 16 anni fa, ora Conte dice che lo finisce: bravi, ma siamo sicuri di andare avanti con un progetto che non considera l'innalzamento delle maree e costa 100 milioni all'anno? Forse bisognerebbe che ascoltassero di più i veneziani e chi si intende di laguna e gondole".