The Bastard Sons of Dioniso: “Ribellarsi sempre per reagire e combattere il dolore”

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intervista the bastard sons of dioniso
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The Bastard Sons of Dioniso, rock band con all’attivo ben 7 album e un EP (disco d’oro), secondi a X Factor 2019, con all’attivo importanti collaborazioni e aperture di festiva e concerti per Ben Harper, Robert Plant torna con i singoli e videoclip dei brani “Tali e Squali” e “Ribelli Altrove” disponibili su tutte le piattaforme streaming. Due tracce, di rock, puro e duro, nate in piena pandemia e che invitano a resistere e a combattere , comunque vadano le cose, anche nelle difficoltà più impervie. Attualmente la band trentina è in fase di lavorazione per il prossimo album, previsto a fine 2021.

Ragazzi, dal 2009 ad oggi sono passati 12 anni in cui avete fatto un importante percorso musicale. Sette album all’attivo, un Ep (disco d’oro), live di assoluto livello e prestigiose collaborazioni. Un bilancio vostro personale?

Il gruppo è nato il 15 agosto 2003 quando, in una baita adibita a sala prove, abbiamo deciso di fare la nostra musica. Quest’anno diventiamo maggiorenni, il nostro connubio sta durando più della durata media dei matrimoni in Italia. Abbiamo avuto la fortuna di poterci esprimere sempre liberamente e trovare tante persone e realtà che ci hanno stupito ed accolto come non ci saremmo mai immaginati. Il bilancio è positivo.

Voi siete un rock band italiana che si è confermata a livello nazionale da diverso tempo con uno stile “made in Italy”. Avete notato negli ultimi tempi un diverso approccio degli ascoltatori e appassionati per quanto concerne il rock italiano?

La moda aiuta ma è pur sempre volatile. E possiamo essere onesti solo quando parliamo del nostro tipo di approccio che non è mai cambiato. Noi che amiamo suonare rock lo facciamo per metterci alla prova con noi stessi ogni volta. Ed a dirla tutta non siamo molto aggiornati sulla scena rock attuale, quindi non possiamo valutare nemmeno quale e quanta sia la vicinanza degli appassionati a questo genere.

E veniamo al singolo “Tali e Squali”. Quale è stata l’idea di fondo che ha dato vita al brano?

Tali e Squali ha una genesi che è durata almeno 3 anni. E ne esistono più di 20 versioni scartate. Il concetto di fondo unificante dello squalo è stato introdotto solo negli ultimi mesi, e di mezzo c’è anche una pandemia globale. Dire quale sia stata la scintilla è molto difficile. Quello che è sicuro è che l’idea musicale è di Michele Vicentini, quella del testo di Antonio Fiabane, Jacopo Broseghini ed Emanuele Lapiana. Il risultato è la somma di tante idee, scelte e sottrazioni che poi hanno preso vita (o per meglio dire senso) in autonomia. La gallina è nata prima dell’uovo.

Voi siete tutti originari del Trentino. Una band proveniente dal “profondo Nord”. Quale è la caratteristica che nei vostri testi o nella vostra musica vi unisce alla vostra terra o ad un vostro modo di essere trentini?

Il Trentino è per il 99% roccia, come noi. Ma non pensiamo che ci siano delle caratteristiche peculiarmente trentine nei nostri testi o nelle nostre canzoni. Parliamo male del mare come parliamo bene di montagne, e viceversa. Amiamo il nostro territorio e quando si torna a casa c’è sempre aria buona. Ma non sappiamo quanto possa trasparire nella musica. Noi non possiamo fare capire a chi ascolta quello che vorremmo perché chi ascolta capisce in base al significato personale che da alle parole. Ad esempio “mamma”: siamo tutti d’accordo nel capire cosa significhi. Ma, in base alla propria esperienza , per ognuno è una cosa diversa, perché lo è.

Da pochissimi giorni è uscito il secondo singolo “Ribelli Altrove”. Possiamo dire che è un testo ed un invito ad avere un approccio speranzoso alla vita. Con la pioggia, arriva il sereno. Giusto?

La canzone è scaturita dalla incredibile forza delle persone che ci hanno ispirato nell’intento di volerla ridare a chi la ascolta. Persone che devono, o hanno dovuto, reagire anche contro se stessi trovando energia e motivazione incredibile pur dovendo continuare a soffrire, combattere, a volte anche perdere. Abbiamo lasciato le porte aperte per la comprensione (o incomprensione) anche qui. Si può intendere di tutto in base a come stai sentendo, leggendo o a come la vuoi sentire. In questo caso tu la vedi positiva e va bene così, è la versione più bella da vedere.Il detto sarebbe “dopo la pioggia” arriverà il sereno, invece qui è “con”. Il concetto di base è che anche nella più nera delle situazioni vale la pena reagire, combattere, riuscire a sopportare il dolore. Anche se alla fine non ci sarà un momento di arcobaleno.In poche parole nel ritornello si può equivocare: “un momento dov’è l’arcobaleno” con “un momento… Dov’è l’arcobaleno?”

L’Altrove che citate nel singolo, cosa rappresenta per i The Bastard?

Altrove si ripete nel testo. Il primo altrove è il non volere affrontare le difficoltà, o per meglio dire, il dovere affrontare situazioni difficili senza volerlo. Perché la vita (soggetto sottinteso in “sentila”) ti presenta il conto a sorpresa (la novità) e a volte ti porta a spasso appunto dove non vorresti andare, dove vorresti stare altrove. All’inizio di ogni strofa con l’utilizzo dei verbi: sentila, sventola e naviga si cela l’incomprensione che libera il soggetto. Ad esempio con “sentila” si può intendere “senti lei” o “tu sentila” come imperativo. Il secondo altrove (legato a ribelli) è riferito a quell’energia reazionaria che potrebbe essere usata in maniera positiva ma viene sprecata nel tentativo di distinguersi nell’omologazione (tutti).

Come sarà strutturato il prossimo album ed entro quando sarà pronto?

Per la fine dell’anno contiamo di poter uscire con l’album e tornare in pista per una tournee vecchio stampo nei club. Ma questo non dipende strettamente da noi e si vedrà. In questo anno di stop ci siamo presi il tempo per fare le cose con calma e dall’inizio dell’estate siamo usciti con anticipazioni per questi primi concerti di ripartenza. La musica passa velocemente in epoca di fame di novità. Essere impossibilitati a suonare con un disco appena uscito sarebbe doloroso. I mesi dall’uscita che non si capitalizzano con i concerti e la promozione iniziano a fare subito la differenza e chi ha affrontato questo destino l’anno scorso sta ancora aspettando di poter suonare veramente. Dopo 3 anni un disco è considerato vecchio. Il lavoro di produzione è molto impegnativo e non vogliamo, “come dire”, sprecarlo.

(Photo Credits: Sadocco / Sassudelli)

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