Batistuta: "Appena ho smesso di giocare, avevo le caviglie a pezzi: ho pensato all'amputazione"

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UDINE - MARCH 23: Gabriel Batistuta of Inter Milan is dejected following a miss during the Serie A match between Udinese and Inter Milan, played at the Friuli Stadium, Udine, Italy on March 23, 2003. (Photo by Grazia Neri/Getty Images)

“Appena smesso, mi sono ritrovato con le caviglie a pezzi. Non avevo più cartilagine. Osso contro osso, su un peso di 86-87 chili: il minimo movimento diventava un tormento. Lo stesso problema di Van Basten, che ha detto basta a 28 anni. Certi giorni non riuscivo a scendere dal letto. Piangevo di rabbia e mi dicevo: non può finire così”. Gabriel Omar Batistuta racconta in una lunga intervista su 7 de Il Corriere della Sera, il suo dramma dopo aver smesso di giocare. Per 17 anni, con alti e bassi, ha combattuto un nemico invincibile. 

“La mia famiglia mi reclamava: ora puoi stare con noi. E invece soffrivo, stavo male. Così male che sono andato da un amico medico e gli ho chiesto di amputarmi le gambe. L’ho pregato, ho insistito. Gli ho detto che quella non era più vita”.

Un mese fa a Basilea gli è stata applicata una protesi alla caviglia sinistra dal team del professor Beat Hintermann e a Firenze sta ora conducendo una faticosa riabilitazione.

“Una soluzione che rincorrevo da almeno sei-sette anni. Fra 40 giorni, tolto il tutore, sapremo se il dolore è scomparso e potrò finalmente camminare come una persona normale”.

Poi ricorda gli esordi:

“Preferivo studiare: la matematica, la fisica, la chimica. Avevo una buona memoria visiva. Facevo pallavolo, basket, tennis. Il calcio per me allora era solo un bel gioco, non una prospettiva. Scappavo via dagli allenamenti. E non perché fossi una testa calda: non ci credevo abbastanza”

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