Batoni, Del Grano, Di Credi e Vivarini in Galleria Orsi a Milano

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Image from askanews web site
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Milano, 25 ott. (askanews) - La farfalla nelle mani di Atena, pronta a infondere la vita nell'uomo modellato da Prometeo, è irreale, impalpabile, ha qualcosa di difficile da spiegare se non a livello di sensazioni visive. E' un dipinto di Pompeo Batoni, opera colta e tendente alle perfezione (come espressamente dichiarava il suo autore), che la Galleria Orsi di Milano presenta nella mostra "A caccia di farfalle - Lo spirito del collezionista". Una piccola e raffinata esposizione che, negli spazi di via Bagutta, ancora una volta riesce a riportare l'attenzione sull'arte dei secoli passati ("Antichità", si legge sul citofono della galleria Orsi) con acutezza di gusto e di sguardo. Le farfalle sono poco più di uno spunto per il titolo, ma sono comunque anche un richiamo alla passione e alle vicende imprevedibili di chi colleziona arte.

Oltre al Prometeo, di Batoni in mostra è proposto anche un'altra tela a tema mitologico, "Atalanta piange Meleagro", che ha una costruzione complessa, con diversi livelli di narrazione e che, soprattutto, è modellata sulle sculture della classicità. Con il risultato di una naturalezza estrema in primo piano e di qualcosa di spaventoso sullo sfondo, tra luce e ombra, tra dolore e furia.

L'esposizione si apre con tre scomparti del polittico dei Tagliapietra di Bartolomeo Vivarini, di cui sono in mostra San Giovanni Battista, Santa Caterina d'Alessandria e San Nicola da Tolentino, e qui brilla la luce del Rinascimento veneto, accanto alla forza di una pittura che si era fatta spirito del tempo. Oltre al Vivarini la galleria Orsi propone anche una "Adorazione del Bambino" di Lorenzo Di Credi, ma forse la tavola che, a ben guardare, cattura maggiormente l'attenzione dello spettatore è "L'allegoria della città di Parma" di Giorgio Gandini Del Grano, allievo del Correggio, capace di condensare in una piccola superficie pittorica una meravigliosa quantità di personaggi e storie, come labirinti narrativi che si biforcano e intrecciano senza posa. Il tutto, però, con un senso di complessiva armonia che resta la cifra più sorprendente del dipinto. Di cui è presente in mostra anche una copia che potrebbe raccontare un altro aspetto, magari segreto, della vicenda storica del quadro. Ancora sentieri e ancora biforcazioni.

La mostra "A caccia di farfalle", che è accompagnata da un catalogo importate curato da Ferdinando Corberi, è aperta al pubblico fino al 5 novembre.

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