"Battiato è stato un Efesto nell'arte e se n'è andato come Empedocle"

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AGI - "Ha fatto come Empedocle, che un bel giorno se ne svanì". Voglio dirgli 'grazie'". Pietrangelo Buttafuoco, scrittore siciliano, amico di Franco Battiato, cerca con l'AGI un punto di vista particolare per raccontare il compositore scomparso nella sua villa a Milo, alle pendici dell'Etna. Battiato, aggiunge Buttafuoco, "insegnava sempre una cosa a tutti gli amici: bisogna godere della Sicilia in una dimensione speciale, cioè quella della villeggiatura". "Perchè - spiega - è un privilegio degli dei abitare la Sicilia. E se c'è una cosa che decifra questo suo uscire dal transito terrestre, è quanto accadde a Empedocle", il filosofo greco dell'Agrigento del V secolo che, secondo una delle versioni della sua morte, fu inghiottito dal cratere oggetto dei suoi studi.

Franco Battiato, che era nato a Jonia (Giarre-Riposto, sulla costa jonica della Sicilia, a poca distanza da Milo), decise di vivere "accostato ai visceri di Etna per assaporare le suggestioni dello zolfo, della lava, i colori forti. E questo lo ha reso quasi un Efesto". La sua cifra è "quella di un artista universale, innovativo e allo stesso tempo radicato nella sua identità originaria. E che aveva un senso profondo del sacro. Ha avuto questa versatilità di saper adoperare con maestria sia le partiture musicali sia le pagine di letteratura; ma anche la pittura, le esperienze cinematografiche. Un capitolo originale forte e potente, è quello derivato dal suo rapporto con Elisabetta Sgarbi, che ha avuto il privilegio di poter dialogare con figure straordinarie del nostro orizzonte culturale, da Carmelo Bene a Franco Battiato a Sergio Claudio Perroni".

La villa del compositore siciliano a Milo era un "approdo". "Era il luogo in cui arrivano in tanti, ed era bellissimo questo presentarsi alla spicciolata da lui". Le stesse sue strofe hanno a che fare con la sua vita e, al tempo stesso, possiedono "un'immediatezza che arriva a tutti gli altri". " A un certo punto della sua vita, Battiato precipitò nella politica, quando divenne assessore ai Beni culturali nella giunta dell'allora presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta. Durò poco. "Fu un momento di puro dadaismo - ricorda Buttafuoco, sorridendo - aveva descritto i "mondi lontanissimi (e' il titolo di un suo album, ndr)" ed ebbe esperienza di 'mondi inconciliabili'".

Franco Battiato ha detto addio a questo pianeta, a questa vita, ed è tornato all'origine del mondo, accolto - ci piace pensare - da boati, tremori e fontane di lava. Spezzando la calma relativa di questi ultimi mesi, sia Etna che Stromboli si sono fatti sentire con due parossismi ne giorno dei suoi funerali: "Quando uno sciamano se ne va, inevitabilmente si chiude un ciclo", suggerisce Buttafuoco. "Quando lo sciamano apparve sulla scena pubblica trascinando persone in una orgia panica di ritornelli, immagini e mondi lontanissimi, mise in moto il registro proprio della natura attraverso le emozioni", spiega, indicando quanto Battiato fosse "molto carnale, proprio perchè profondamente spirituale.

Qual e' il rapporto tra Battiato, la sua opera, e il mito? "Ciò che definiamo erroneamente 'mito', e' in realtà il pensiero dell'origine. E' qualcosa che permane nell'eterno: adesso le parlo da Agira - continua Buttafuoco, al telefono - città sacra a Ercole (Agira è nell'ennese, ndr). Noi immaginiamo che Ercole sia solo un mito, ma i segni della sua presenza, sapendoli ben cogliere, sono ben vividi. Franco Battiato aveva questa speciale qualità, ovvero di toccare delle corde, non necessariamente musicali, che riuscivano a svegliare qualcosa, che poi veniva recepito dalle persone, dalle epoche. Ascoltandolo, uno si sentiva quasi normale, ma l'intera partitura della sua opera ci rivela la presenza del mito, di una materia viva".

Inoltre "è l'unico tra gli artisti popolari ad avere una sua poetica, con una tecnica ben precisa di scavo del linguaggio, che solo lui poteva consentirsi perchè aveva questa facilità di ascolto. Quando guardava intorno a sè, scorgeva ciò che gli altri non riuscivano a cogliere. In lui c'era un qualcosa che solo un ambito delicatissimo e affascinante ha saputo affrontare, come l'Immaginale di Henri Corbin. Tutte le sue atmosfere con la tecnica sofisticata dell'immaginale: penso ai duetti con Etta Scollo, con cui costruì la traversata della Sicilia nell'anno Mille, che si esprimeva nella lingua di Ibn Hamdis".

Il duetto finale è stato con i vulcani. "Da amanti della bellezza in tutti i suoi aspetti, della creatività della Natura e della sua perfezione - hanno scritto i vulcanologi dell'Ingv di Catania - non possiamo che essere toccati dalla mancanza di una figura, quella del Maestro Franco Battiato, che aveva fatto della conoscenza e della cultura la sua principale fonte di ispirazione. E così vogliamo pensare che anche la mamma di tutto il popolo etneo, la nostra montagna viva che ci accudisce e ci bastona tutti, abbia voluto piangere oggi uno dei suoi figli più vulcanici con questa fontana di lava all'alba che illumina il primo giorno buio. Per noi, e speriamo per tutti, questa del 19 maggio 2021 resterà 'la Fontana di Franco Battiato'. Ciao Maestro".

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