Battistelli (Iriad): "Le armi russe 'mai viste' potrebbero essere i 'killer robot'"

(Adnkronos) - "Se le parole di Putin siano un bluff oppure la verità, questo lo conosce soltanto la sua mente". E alla domanda "cosa il presidente russo intenda minacciando l’uso di armi mai viste", Fabrizio Battistelli, sociologo presidente dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (Iriad), risponde all’Adnkronos avanzando tre possibilità: quella "che si tratti di un bluff, tecnica in cui Putin è abile, oppure potrebbe essere l’ennesimo rinvio a armi nucleari tattiche, che potrebbero essere esplose in zone non abitate come prova di forza" o che pensi a una terza via, "quella annunciata nel 2018, quando fece riferimento a armi senza paragone e rivoluzionarie nel mondo, che la Russia, 4 anni fa, sarebbe stata in grado di produrre. Ma qui siamo a un ulteriore livello dell’escalation, che è anche verbale, con la minaccia di usarle. In questo caso si potrebbe trattare di armi innovative".

Personalmente, afferma, "non ritengo che la Russia supererebbe la linea rossa rappresentata da armi palesemente proibite e gli impegni presi anche sulle nucleari. Se dovesse effettivamente trattarsi di 'armi mai viste', c’è da chiedersi se si tratti di dispositivi ‘autonomi’, come quelli che la Russia e gli Usa hanno allo studio. Dispositivi senza il controllo umano, noti giornalisticamente come ‘killer robot’, con una capacità di intelligenza artificiale in grado di individuare il bersaglio e decidere autonomamente di fare fuoco".

Se queste armi fossero disponibili e se la Russia le adoperasse, spiega Battistelli, "sarebbe qualcosa di sconvolgente, qualcosa che attualmente non risulta praticabile in nessun laboratorio di nessuna superpotenza al mondo. Il pericolo è dovuto al fatto che una simile arma non è normata, mentre quelle atomiche hanno delle forme di limitazione nel loro uso, ad esempio la vigenza degli accordi New Start sottoscritti da Russia e Usa. Sarebbero armi convenzionali, non atomiche, ma rappresenterebbero un salto di qualità disastrosamente distruttivo perché chiamano in causa addirittura la responsabilità non più umana ma affidata alle macchine. Su queste armi non c’è una legislazione e i tentativi che vengono fatti a Ginevra, di portare le potenze che stanno facendo ricerche avanzate di questo tipo a sottoscrivere accordi sulla limitazione, nonostante qualche retorico invito da parte della Cina, fra l’altro essa stessa sta praticando queste sperimentazioni, non sono stati accettati né dai Russi e né dagli americani”.

"Può sembrare un formalismo giuridico – rileva il sociologo – ma, sulle armi atomiche, sia i russi che gli americani si sono impegnati ufficialmente a non usarle nei confronti di Paesi che a loro volta non ne siano dotati. Putin ad esempio non potrebbe usarle in territorio ucraino contro forze armate ucraine. Poi è ovvio che tutto ciò possa essere trasgredito. Ma un certo formalismo giuridico ha un suo peso nelle culture delle potenze, mentre il terreno delle armi autonome è completamente vergine".

Però, aggiunge, "bisogna anche valutare che in questo momento, al di là di qualsiasi esperienza, la possibilità di concedere veramente a sistemi diretti dall’intelligenza artificiale la capacità di offendere il nemico non è una cosa realistica. La minaccia del 2018 e quella di ieri possono essere un bluff, ma la verità che lo siano effettivamente la conosce solo la mente di Putin. Tornando all’arma atomica – conclude- gli accordi internazionali attualmente vigenti riguardano le armi strategiche, in grado di colpire i due santuari russo e americano, ma potrebbe non riguardare le armi a medio raggio o le armi tattiche sul campo di battaglia, dove in una situazione disperata le forze russe potrebbero essere autorizzate dal Cremlino a usare un’arma nucleare tattica, anche se questo colliderebbe con l’impegno a non usarle nei paesi e contro forze che non ne sono dotate".

(di Cristiano Camera)

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