Battiston: "Basta inseguire i no vax, difendiamo i vaccinati con la terza dose"

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Roberto Battiston Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana durante la conferenza stampa di presentazione del programma RAI
Roberto Battiston Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana durante la conferenza stampa di presentazione del programma RAI

La partita è questa: si sta creando un consenso sempre più vasto intorno alla terza dose che dovrebbe essere data a più persone possibili, nel più breve tempo possibile. Attualmente si parla di terza dose agli over 60, ma non mi stupirei se questi ragionamenti fossero presto estesi anche al di sotto di questa età”. Il Prof. Roberto Battiston, fisico, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, non ha dubbi. Quella contro Covid è diventata la “battaglia dei vaccinati”. Lo spiega ad HuffPost, ponendo l’accento sulla rilevanza che il livello di immunizzazione pavere nel contenere la diffusione del virus attraverso il contagio.

Con la doppia vaccinazione, la protezione dall’ infezione è di circa il 78%: anche se le conseguenze gravi sono molto attenuate, la trasmissione del virus invece è presente. Essendo i vaccinati di gran lunga la maggioranza della popolazione, la frazione che può ammalarsi contribuisce certamente alla circolazione del virus. Con la terza dose questa capacità di diffusione si riduce a una percentuale minore del 5% e cambia completamente la dinamica. Con il virus dobbiamo sempre ragionare in questo modo: è come un’ondata di piena alta tot metri contro cui noi dobbiamo difenderci con una barriera alta almeno mezzo metro in più dell’ondata. Il 20% mancante nell’efficacia di copertura dei vaccinati significa avere una barriera che è più bassa di quello che vorremmo. Se aumentiamo la protezione al 95%, avremmo aumentato il livello di protezione e il controllo sull’epidemia. E qui entra il gioco la terza dose. Dove la barriera è troppo bassa, l’acqua comincia a entrare, le persone vaccinate cominciano ad ammalarsi. Possiamo tollerare valori di contagio relativamente alti perché i vaccinati non vanno per lo più in ospedale, ma se il numero diventa troppo alto anche i vaccinati, per quanto in piccola percentuale, possono avere bisogno della terapia intensiva e possono morire.

Quindi è importante procedere spediti con le terze dosi, senza rincorrere i non vaccinati. Anche perché ormai i numeri delle prime dosi quotidiane sono molto bassi...

Vede, l’Italia è divisa fra due componenti: da una parte i 46-47 milioni di vaccinati che faranno anche la terza dose senza problemi. Poi, se togliamo 6/7 milioni di bambini sotto i 12 anni, rimangono 6-7 milioni di persone che preferiscono il tampone, o che sono contrari al vaccino. Fra questi due mondi mi pare di capire che è ormai un discorso fra sordi: si è creata una radicalizzazione, purtroppo vediamo che il numero di persone non vaccinate non cambia più in modo significativo. Per poter in ogni caso aumentare la protezione, l’altezza del muro contro il virus, dobbiamo aumentare la protezione dei vaccinati, portandola il più possibile vicino al 100%.

Ma le persone che non si vaccineranno mai, non influenzeranno l’andamento della pandemia? Non ci rovineranno “la festa”, per così dire?

E’ chiaro che più piccolo è questo numero più facilmente sosterremo situazioni di riapertura che ci riportano alla normalità e in tempi più brevi. La presenza di queste persone non vaccinate mantiene un stress, un rischio permanente di ripresa epidemica. Ci troviamo oggi in una situazione vicino al limite tra misure di contenimento che hanno capacità di tenere bassi i numeri ed il tentativo continuo dell’epidemia di superare il muro di difesa. Di ripartire. La terza dose applicata sistematicamente ai vaccinati, potrebbe essere l’elemento che ci dà il margine di sicurezza di cui abbiamo bisogno per passare sereni attraverso l’inverno. La risposta alla sua domanda è evidente: la presenza di 6-7 milioni di persone che sono totalmente esposte al rischio di contagio e alle conseguenze più gravi di una malattia che può portare anche alla morte, rappresenta un peso per la società: fra un anno queste persone avranno la stessa probabilità di ammalarsi di oggi se esposti ad un focolaio. Come detto, una soluzione probabilmente c’è.

Sono le terze dosi

Dobbiamo alzare muro di difesa, e lo strumento attualmente si chiama terza dose. Sei mesi fa si chiamava vaccino, un anno fa si chiamava mascherina e chiusure serali o colorazione delle regioni. Stiamo via via migliorando la qualità della risposta: la terza dose è una risposta scientifica, rigorosa, con uno strumento poderoso come il vaccino, strumento molto più solido rispetto a quelli di un anno fa. Basterà a contenere la situazione con 6-7 milioni di non vaccinati? Ci auguriamo di sì, dobbiamo vedere i numeri, perché ci sono troppe variabili. Attualmente dobbiamo fare in modo che la stragrande maggioranza della popolazione che è vaccinata abbia la protezione più alta possibile, proprio per evitare contribuisca in modo significativo della propagazione del virus.

Quindi i vaccinati contribuiscono in maniera significativa alla diffusione del virus?

Paradossalmente sì, è uno delle varie conseguenze del paradosso di Simpson. I dati, tra l’altro suggeriscono una incidenza in leggera crescita tra i vaccinati, mentre per non vaccinati è costante o in leggera decrescita. Ma questo è del tutto comprensibile: più grande è il numero di persone vaccinate con cui si ha a che fare, più la mancanza di protezione totale, provoca conseguenze visibili. Ricordiamoci inoltre che il Green pass di un vaccinato dura 9 mesi e non cambia nel caso l’individuo diventi nel frattempo positivo! Per cui l’effetto di contenimento del Green Pass si applica ai non vaccinati, non alla piccola frazione di vaccinati che si sono nel frattempo infettati. Nel caso degli asintomatici, in particolare, fino a che non c’è un segnale visibile dell’ infezione, un vaccinato con Green Pass contribuisce alla diffusione del virus. Si tratta di valori molto bassi. Ad esempio al Politecnico di Torino è in corso un monitoraggio sistematico effettuato tra migliaia di studenti e in quattro settimane non è stato identificato nessun caso di positività. Rimane il fatto che l’epidemia si trasmette proprio al livello di casi per mille per cui, sui grandi numeri, questo effetto può essere significativo.

È in definitiva la “battaglia dei vaccinati”

Occorre focalizzare l’attenzione su questo aspetto: alzare il muro di protezione dei vaccinati, protetti in modo sostanziale ma non completo, e che, essendosi riaperta in maniera quasi completa la società, rischiano di contribuire a far circolare il virus. Per capire il senso di questa situazione, pensiamo all’ ipotesi che il 100% della popolazione sia vaccinata, con una protezione dell’ 80% contro l’infezione: in questo caso si ammalerebbero solo persone vaccinate e sarebbero loro a fare circolare il virus.

Veniamo ora ai numeri attuali della pandemia nel nostro Paese. Si registra una ripresa...

Il confronto credo sia utile farlo con quello che è successo l’anno scorso. La crescita di cui parliamo adesso è sicuramente contenuta rispetto alla situazione dell’anno scorso, e i tempi diversi. Siamo ormai a fine ottobre ed osserviamo una ripresa piuttosto lenta. L’anno scorso ai primi di ottobre c’è stata una violenta crescita, molto più veloce, che ha portato alla seconda grande ondata. La differenza è non solo nell’intensità, per cui la vaccinazione di quasi l′80% degli italiani vaccinabili fa una enorme differenza, in aggiunta alle altre misure: green pass e mascherine. Il secondo punto da considerare sono i tempi.

Ci spieghi.

L’anno scorso l’ondata è ripartita ai primissimi giorni di ottobre, poco dopo che si sono messe in moto le scuole, i trasporti, e le altre attività in grado rimescolare in modo importante la società. Quest’anno la crescita avviene con tre settimane di ritardo rispetto all’anno scorso ed è quindi collegabile a una ripresa complessiva dei contatti sociali molto più ampia: ad esempio riempiamo teatri e cinema al 100%, i ristoranti sono molto frequentati, abbiamo riaperto gran parte delle attività, incluse quelle sportive. La società è tornata in condizioni quasi normali, fermo restando che il green pass separa vaccinati e non: possiamo affermare che, quest’ anno, siamo molto più vicini alla normalità rispetto alla situazione dell’anno scorso, quando abbiamo dovuto aggiungere chiusura su chiusura, limite su limite. Possiamo affermare che il ritorno alla normalità è accompagnato da un controllo molto più sostanziale dell’epidemia, ovviamente grazie al vaccino. Il peggioramento attuale può anche essere collegato al cambiamento stagionale: passiamo molto più tempo all’interno. Ogni aspetto contribuisce al braccio di ferro per il controllo dell’ epidemia: in questo momento il bilancio pende un po’ a favore del virus, ma siamo ancora molto lontani da situazioni di emergenza.

Tuttavia parliamo di numeri ancora sotto controllo

Anche se la ripresa è abbastanza vivace, i numeri sono paragonabili a quelli che abbiamo visto all’inizio di luglio quando c’è stata la transizione sulla variante Delta: a fine giugno si stava scendendo da 14 settimane, poi nel giro di due settimane, ha ripreso a salire portando all’ondata estiva che è risultata di circa 15 volte più bassa per intensità rispetto a quella dell’anno scorso. Quella di questa estate è una ondata partita da numeri molto bassi, il virus ha trovato percentuali di vaccinazione alte: risultato, si è trattato di una crescita contenuta e solo la Sicilia è andata momentaneamente in giallo. Ora osserviamo l’inizio di un fenomeno analogo: sono passati due mesi e sono cambiate un po’ di cose. In positivo, la frazione di vaccinazione è aumentata, ma anche in negativo, l’intensità dei rapporti sociali è aumentata, il clima ci tiene al chiuso: complessivamente la bilancia pende verso la crescita del contagio ma contemporaneamente osserviamo che il numero delle ospedalizzazioni è molto contenuto, solo il 2-3% degli infetti. La maggior parte delle persone sono vaccinate e quindi gli effetti secondari sono di rado gravi e molto spesso si limitano a una quarantena.

I casi di Alto Adige e Trieste, dove l’incidenza è notevolmente più alta rispetto al resto dell’Italia, lasciano prevedere lockdown locali?

E’ presto per parlare di lockdown, non ci sono indicazioni. Quello che sta accadendo a Trieste però è clamoroso. Sta arrivando quasi a 185 di incidenza settimanale per 100.000 abitanti e aumenta continuamente. Trieste rappresenta una situazione in cui evidentemente sono calate le protezioni. Dal punto di vista della vaccinazione probabilmente non sono molto diversi dal resto dell’Italia, ma ci sono state situazioni di forte promiscuità, forse collegate alle numerose manifestazioni. Risultato: l’incidenza sta aumentando moltissimo e questo colpisce non solo i non vaccinati, ma anche i vaccinati. Come ho ricordato, una volta messo in atto un meccanismo di contagio, quando influenza la componente più numerosa, quella dei vaccinati, sono anche loro a contribuire alla diffusione perché sono la maggioranza ma hanno una probabilità del 20% di infettarsi. Questo tipo di situazioni devono fare riflettere. Se si crea un serbatoio di infetti, si crea il potenziale di crescita pronto a scattare alla prima occasione utile. Se si crea un serbatoio vaccinando poco le persone quando ci sono le condizioni per farlo, l’effetto è visibilissimo. E’ quanto è successo ad alcuni Paesi dell’Est Europa ad esempio, che ora sono alle prese con tassi di crescita mai visti. Anche in alcune regioni italiane il serbatoio si può essere formato per i motivi che ho ricordato, in particolare una frazione di non vaccinati più alta del normale: ora che le condizioni sono più sfidanti, si osserva una crescita più veloce che in altre regioni.

Insomma, il virus non è scomparso per niente...

E’ presente dappertutto, fa solo fatica a fare partire la crescita del contagio. Se però noi aiutiamo il virus, alla prima occasione, purtroppo, i numeri crescono. E’ quello che è successo in Inghilterra. Hanno riaperto tutto quanto quando il numero di infetti nel Paese in percentuale era ancora significativo, 3/4 volte più alto rispetto all’Italia e il fenomeno ha preso il via in maniera 3/4 volte più rapida. Avere tolto le protezioni, più per un motivo ideologico che sanitario, ha portato al risultato che è davanti ai nostri occhi: da luglio è partita un’ondata molto pesante, con meno morti dello scorso gennaio, ma pur sempre 100/200 al giorno, molti più di quelli che osserviamo in Italia (30-50 al giorno), e questo va avanti da mesi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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