Battiston: "Diamo i dati Covid giornalieri agli scienziati. Non bombardiamo i cittadini"

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(Photo: Fabio FrustaciANSA)
(Photo: Fabio FrustaciANSA)

“I dati Covid devono rimanere a disposizione della comunità scientifica, che può così elaborarli per contribuire nei modi più diversi alla comprensione del fenomeno pandemico, in supporto della società e dei decisori. Ma sarebbe meglio se i cittadini venissero informati periodicamente, non necessariamente quotidianamente, con un commento basato sulla competenza scientifica ma anche su una comunicazione adatta al grande pubblico, anziché in un quotidiano, asettico e talvolta inaccuratobombardamento di dati che non fornisce all’ascoltatore gli strumenti per comprendere cosa i dati stanno dicendo”. Il fisico Roberto Battiston accoglie parzialmente la proposta avanzata dal virologo Matteo Bassetti, contrario alla pubblicazione serale del report quotidiano sull’andamento della pandemia, colpevole, a suo parere, di creare inutile ansia nei cittadini e confondere, anche all’estero, sulle reali condizioni in cui l’Italia si trova. “Fra le tante sfide che la pandemia ha posto alla nostra società, c’è quella di comunicare la scienza al pubblico in modo sensato”, commenta Battiston con Huffpost, “Non c’è mai stata nei tempi recenti, nell’epoca della comunicazione di massa,un problema scientifico che interessasse direttamente così tante persone che necessitano di chiavi di lettura per comprendere il senso di quello che raccontano i dati”.

Professore, quindi sarebbe auspicabile evitare il bollettino quotidiano?

“Se ci riferiamo alla comunicazione di massa, è certamente meglio fornire una informazione di qualità, meno di frequente, che dei numeri poco comprensibili, ogni giorno. Dobbiamo però evitare a tutti i costi che passi il principio che il dato quotidiano non venga reso disponibile alla comunità scientifica. Sarebbe un gravissimo problema se la Protezione Civile smettesse di svolgere l’utilissimo servizio che iniziò, in condizioni di assoluta emergenza, nel febbraio 2020. La comunità scientifica ha bisogno di quei dati per contribuire a capire cosa sta accadendo e sviluppare modelli su cosa ci aspetta. È chiaro che non si può obbligare i media a comunicare i dati in una certa maniera, ma bisognerebbe richiamare a una moderazione dei toni e invitare ad accompagnare i numeri con puntuali spiegazioni di tipo scientifico”.

Ci chiarisca lei i dati. Oltre 200mila contagi, oltre 200 morti: l’Italia è messa male?

“L’Italia, fra i paesi europei, è forse quello che in maniera più efficace e determinata ha vaccinato la sua popolazione, prendendo anche misure importanti e utili. Ci siamo mossi prima degli altri su diversi fronti. Lo sforzo in atto è enorme, anche se l’Omicron ci colpisce lo stesso. Si può sempre fare meglio, ma è da sciocchi non riconoscere i risultati ottenuti nell’ultimo anno”.

Quindi trova corrette le misure messe in campo, anche la decisione di riaprire le scuole?

“La scuola, grazie ai vaccini, si trova in una situazione migliore del 2020, la riapertura di settembre non ha fatto ripartire l’infezione. Ciò detto si potrebbe certamente migliorare su alcune questioni importanti come il ricambio d’aria e i tamponi usati in modo sistematico nelle classi. Proprio per gestire meglio questa riapertura così desiderata da tutti. In generale, un settore invece dove si potrebbe fare decisamente meglio è quello del sequenziamento genomico dei tamponi per identificare e tracciare le varianti. Se noi fossimo certi che Omicron colpisce in maniera non grave i vaccinati, e in modo non troppo grave i non vaccinati, potremmo stabilire anche misure di contenimento diverse a seconda della dominanza della variante nel paese”.

A proposito di Omicron: sembra che l’incontro con questa variante sia inevitabile per un europeo su due, stando a quanto dice l’Oms.

Fauci ha dichiarato che addirittura infetterà tutti. Sono affermazioni che mi hanno colpito, però le trovo azzardate. È chiaro che c’è una tendenza di diffusione formidabile di Omicron, ma sarei cauto nel pronunciarmi in maniera così categorica. L’andamento in Africa di Omicron è stato differente, il fenomeno in qualche modo sembra essersi arrestato in poco più di un mese. Anche in Inghilterra il numero di nuovi infetti ha iniziato a decrescere e perfino in Italia, l’accelerazione della crescita mostra segni di rallentamento dopo appena tre settimane dall’inizio di questa pandemia Omicron. Io aspetterei a pronunciarmi sui prossimi mesi, è troppo facile sbagliare grossolanamente. Siamo passati dai 30mila contagi di Natale ai circa 200mila degli ultimi giorni, ma sembra esserci attestati, non abbiamo raggiunto i 400mila. Questo sembra significare che l’esplosione in qualche modo raggiunge un limite e quindi ci aspettiamo che poi possa arretrare. Una cosa è avere numeri grandi, un’altra averne sempre più grandi ogni giorno che passa. Questo virus ci sta riservando sorprese, tante cose non le capiamo”.

Se la previsione dell’Oms dovesse realizzarsi, sarebbe preoccupante?

“Gli esiti di Omicron sui vaccinati è lieve, per i non vaccinati è più grave ma non sappiamo davvero in che frazione dei casi. Dobbiamo approfondire queste informazioni cruciali e accelerare sul vaccino. Se i dati restano questi e Omicron incontrerà una popolazione completamente vaccinata, allora potrebbe essere derubricata a epidemia autunnale a cui siamo abituati. Se in troppi rischiano la vita, dovremo prendere misure diverse”.

Dunque è vero quello che ha detto Draghi, i problemi sono causati principalmente dai no vax?

“Se noi avessimo la popolazione completamente vaccinata potremmo guardare a Omicron decisamente con più tranquillità. Non avremo gli ospedali intasati e la componente dovuta a Delta sarebbe scesa molto di più. Il costo economico e sociale di cui ci facciamo carico a causa dei non vaccinati è enorme”.

Andiamo verso un cambio colore per alcune regioni?

“Al momento Piemonte, Liguria, Calabria, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia sono vicine alla zona arancione. Poi troviamo Veneto, Marche e Lombardia”.

Quando raggiungeremo il picco?

“Attualmente si sta osservando che l’accelerazione della velocità di crescita sta diminuendo: scusate la frase complicata, ma le cose stanno proprio così. Supponiamo di guidare un’auto, un conto è accelerare in prima andando a 10 all’ora, un altro in quinta andando a 150 all’ora. In questa ultima settimana la velocità di crescita aumenta, ma meno velocemente di prima. Se questa diminuzione continua in modo così marcato,nelle prossime 2-3 settimane potremmo arrivare ad un picco negli infetti che alcuni analisti dicono sia in arrivo per fine mese. Io non me la sento per ora di sbilanciarmi, le carte sul tavolo possono ancora essere rimescolate, c’è troppa incertezza”.

Con questi numeri la quarta dose è inevitabile? L’Oms sostiene serviranno nuovi vaccini, adattati alle varianti che si stanno diffondendo.

“Il Covid ha dimostrato una straordinaria capacità di contagio e di adattamento. Credo che dovremmo capire come convivere con questa variabilità e lo strumento fondamentale del vaccino potrebbe diventare stagionale come quello dell’influenza, e, onestamente, mi sembra il minore dei mali. Se riuscissimo a contenere le ondate in questo modo, avremmo fatto un grandissimo passo avanti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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