Battute, citazioni, meme. La paccottiglia subculturale della politica di oggi

Fulvio Abbate
·Scrittore
·1 minuto per la lettura
(Photo: Pool)
(Photo: Pool)

Da laureato in filosofia (dunque, filosofo dilettante), certi giorni, devastato dallo sconforto, mi viene quasi da piangere. Ho la sensazione infatti che l’intera storia del pensiero, ergo d’ogni scienza legata al sapere e alla conoscenza, cioè alla gnoseologia, stiano per svanire di fronte alla semplificazione da baretto pop, da “stuzzicheria”. O magari la dissoluzione è già avvenuta, e personalmente ne colgo solo il precipitato ultimo. Come accade agli aerei abbattuti dalla contraerea. Così tra battute, meme e citazioni che giungono dall’inesauribile catalogo dell’amatissima paccottiglia subculturale. Percepita come avvincente, rassicurante, pronta a colmare ogni dubbio circa l’essere il non essere e il divenire. E gli strumenti stessi in possesso d’ogni individuo. Sia rispetto all’umano ordinario sia rispetto a ogni questione politica. Quanto all’arte, sembra ormai legittimarsi unicamente nella sua accezione glamour; ma ora non è il caso di scantonare anche nell’estetica.

In questo senso, non sembri un riferimento improprio, abbiamo comunque l’obbligo di detestare il lascito di Andy Warhol, l’artista che nell’ideale ex voto della già citata semplificazione dialettica, campeggia in alto circonfuso di luce, lì fisso a far le veci da ogni possibile Maria Immacolata. Pronto ad affermare la tautologia del, perdonate l’apparente volgarità, “… e ‘sti cazzi?” (cit.) implicitamente sempre più chiamata in causa ogni qualvolta c’è da sciogliere un nodo complesso. In assenza di Warhol, infatti, il linguaggio stesso oggi non mostrerebbe le voragini di molti suoi penosi, tautologici, significanti, cascami di citazioni ordinarie, a buon mercato.

Sono amico e stimo Elio, le leggendarie sopracciglia delle Storie Tese, eppure avere letto che il leghista Bagnai, parlando dell’...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.