Baviera, il terremoto politico raggiunge Berlino. Ma gli occhi restano puntati sul voto in Assia

Chiara Battaglia
German Chancellor and leader of the Christian Democratic Union (CDU) Angela Merkel arrives for a leadership meeting of the CDU party at their headquarters in Berlin, on October 15, 2018. - German Chancellor Angela Merkel's conservative CSU allies suffered historic losses in Bavaria state elections on October 14, 2018, dealing a blow to her fragile three-party coalition government. The Christian Social Union (CSU) scored 37 percent, a steep 10-point drop from four years ago in the wealthy Alpine state it has ruled almost single-handedly since the 1960s. (Photo by John MACDOUGALL / AFP)

Germania il giorno dopo. All'indomani del terremoto politico in Baviera, i conti si fanno a Berlino. Angela Merkel, prendendo atto del crollo di consensi dei suoi alleati della Grosse Koalition, Csu e Spd, promette che riconquisterà la fiducia degli elettori. Ma al momento nulla cambia concretamente: il leader della Csu, Horst Seehofer, ha annunciato che resterà ministro dell'Interno; e la leader dei socialdemocratici, Andrea Nahles, ha preferito rimandare "ai prossimi mesi" la decisione sull'eventuale ritiro della Spd dalla GroKo. Il segretario generale della Spd, Lars Klingbeil, si è limitato ad assicurare all'emittente Ard che delle conseguenze ci saranno: "Sono sicuro che dobbiamo trarre delle conseguenze" e "nel lavoro al governo a Berlino abbiamo bisogno di un nuovo stile".

Il motivo per cui le posizioni restano attendiste sta nel calendario: il 28 ottobre è atteso un altro voto regionale cruciale, quello in Assia, il Land di Francoforte. Qui secondo i sondaggi il candidato di Merkel, Volker Bouffier, dovrà faticare per rimanere governatore. Se il blocco conservatore Cdu/Csu e la Spd subiranno nuovamente pesanti perdite, la GroKo potrebbe cominciare a sgretolarsi. Ma non solo: il voto in Assia sarà indicativo in vista dell'altro appuntamento politico fondamentale: il congresso della Cdu a dicembre, in cui Merkel correrà per essere rieletta leader del partito. "Il futuro di Merkel potrebbe essere deciso in Assia", ha scritto Die Welt.

"I migliori risultati economici, il quasi pieno impiego in Baviera, non sono sufficienti per la popolazione se non c'è qualcosa di altrettanto importante, cioè la fiducia negli attori politici" e "come cancelliera devo fare di più per garantire che questa fiducia ci sia", ha detto Merkel. Non risparmiando le critiche al partito 'fratello bavarese' Csu: Da due formazioni alleate gli elettori "si aspettano" che "agiscano di concerto", ha tuonato. Il leader della Csu, il ministro dell'Interno Horst Seehofer, ha attaccato a più riprese la politica migratoria di Merkel, provocando negli ultimi mesi due crisi di governo.

Il messaggio inviato dalla terra dell'Oktoberfest a Berlino è forte e chiaro: le dispute interne alla Grosse Koalition non sono state apprezzate, come non lo è stato neanche lo spostamento a destra della Csu di Seehofer. Nella sua roccaforte bavarese, la Csu non solo ha perso la maggioranza assoluta, ma è scivolata di 10 punti rispetto alle ultime elezioni del 2013, al 37% circa. Quanto ai socialdemocratici della Spd, hanno dimezzato il loro risultato scendendo al di sotto del 10%, il peggior risultato mai ottenuto in elezioni regionali.

I veri vincitori sono stati i Verdi, che raddoppiando il risultato del 2013 sono diventati il secondo partito raggiungendo uno storico 18%: potrebbero però rimanere fuori dal governo regionale se il governatore Mark Soeder decidesse di allearsi con Freie Waehler (Fw), partito conservatore che ha governato finora a livello di amministrazioni locali, ma questo si capirà solo nei prossimi giorni. L'estrema destra xenofoba di Alternativa per la Germania (AfD), poi, prosegue il suo radicamento nel panorama politico tedesco: in Baviera ha ottenuto il 10,6% entrando nel Parlamento locale. Creato nel 2013, il partito siede ormai in 15 dei 16 Parlamenti regionali, e da fine 2017 anche al Bundestag.