Bbc chiede scusa a Harry per aver pubblicato una sua foto shock realizzata dai neonazisti

HuffPost

La Bbc chiede perdono. In una lettera inviata al principe Harry, l’emittente televisiva si è scusata per non aver avvertito il Duca del Sussex prima di  pubblicare online un’immagine di un gruppo di social media neonazista in cui il reale era raffigurato con una pistola alla tempia.

Come riporta il Guardian, la foto era un collage ed era stata pubblicata su un sito di estrema destra: nell’immagine accanto al principe Harry c’erano una svastica, alcuni schizzi di sangue e la scritta “Ci vediamo dopo traditore della razza. #racetraitor”. Il collage è stato pubblicato sulla Bbc online e trasmessa in tv a dicembre 2018. 

Ha subito destato molta inquietudine tra i palazzi della famiglia reale. “Ha sollevato serie preoccupazioni sulla sicurezza e ha causato alla sua famiglia un grande disagio, in particolare mentre sua moglie era incinta di quasi cinque mesi”, ha detto al Guardian un portavoce del Duca. 

Inizialmente la Bbc aveva negato qualsiasi ammissione di colpa per quanto accaduto e aveva deciso di respingere la denuncia del principe Harry. Denuncia che, tra l’altro, non era stata accolta neanche dall’Ofcom, l’autorità regolatrice inglese nel settore delle comunicazione.  A mesi dall’accaduto, però, la Bbc ha deciso di scusarsi. Non tanto per la pubblicazione della foto, che, come ha sottolineato, “aveva un interesse pubblico rilevante”. Ma per non aver avvertito in tempo il principe di voler diffondere l’immagine. 

La società ha affermato di aver riconosciuto che “prima di pubblicare materiale seriamente offensivo dobbiamo essere vigili nel bilanciare l’impatto sugli individui rispetto al bene più ampio che può essere servito dalla pubblicazione”. Il principe Harry ha accettato le scuse ribadendo, però, di non essere d’accordo con la pubblicazione di un contenuto così delicato. 

 Il servizio mandato in onda dalla Bbc ha avuto anche conseguenze giudiziarie. Michal Szewczuk, il 19enne di Leeds che ha creato...

Continua a leggere su HuffPost