Bce deve trovare difficile equilibrio dopo aumento debito in pandemia

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Il logo Bce a Francoforte, presso la sede centrale

FRANCOFORTE (Reuters) - Mentre la zona euro lentamente riemerge dai minimi della recessione indotta dalla pandemia, spetta alla Banca centrale europea trovare un delicato punto di equilibrio tra il sostegno da garantire da una parte al debito pubblico e dall'altra agli istituti di credito.

Incoraggiati dal massiccio programma Bce di acquisto di titoli di Stato e da tassi di interesse mai prima tanto bassi, i gli emittenti sovrani hanno intensificato la raccolta sul mercato dei capitali in modo da attutire le conseguenze della pandemia di coronavirus, spingendo il debito pubblico al 102% del Pil della zona euro.

Con il ritardo della ripresa economica rispetto a quella degli Stati Uniti o dell'Asia, la zona euro non riuscirà a liberarsi dal debito né lo vedrà in tempi brevi eroso dalla ripartenza dell'inflazione.

Eppure Jens Weidmann, presidente Bundesbank, si aspetta che la politica monetaria Bce torni alla normalità con il ritorno dell'inflazione.

La presidente Bce Christine Lagarde, insieme al consiglio, dovrà trovare un difficile bilanciamento tra la necessità di mantenere una politica monetaria sufficientemente accomodante per i paesi più indebitati come l'Italia senza perdere il sostegno dei paesi creditori.

"Penso che la Bce sia con le spalle al muro" osserva Friedrich Heinemann, professore presso l'istituto tedesco Zew.

"Alcuni Paesi pesantemente indebitati non possono più farcela da soli. Il principale problema è il debito italiano", aggiunge, in riferimento al rapporto italiano debito/Pil pari a circa 154%.

Philip Lane, economista capo della Bce, ha respinto l'idea che la politica monetaria sia in qualche modo condizionata, dicendosi in un'intervista a Reuters dello scorso anno fiducioso che Francoforte potrà abbandonare i programmi di acquisto di governativi quando l'inflazione lo consentirà.

È improbabile, tuttavia, che ciò accada presto.

MODELLO GIAPPONESE

La Bce acquista titoli di stato già da sei anni, cercando, ma in gran parte senza riuscirci, di cogliere l'obiettivo di riportare l'inflazione vicino al 2%.

Nonostante la ripresa dei prezzi al consumo europei prevista per quest'anno, legata a fattori una tantum e alla speculazione di reflazione negli Stati Uniti, non vi è alcun segnale di un ritorno stabile a livelli di inflazione più elevati.

Ciò è dovuto sia alle conseguenze della pandemia, che ha causato la perdita di milioni di posti di lavoro, sia a fattori strutturali che tengono a freno i prezzi, come l'invecchiamento della popolazione, l'inarrestabile progresso tecnologico e un mercato dei beni sempre più competitivo a livello globale.

Anche se l'inflazione dovesse raggiungere il 2%, Lagarde potrebbe sostenere che il superamento del target è giustificato -- almeno per qualche tempo -- visto che questa è rimasta al di sotto dell'obiettivo per oltre un decennio.

Tale ragionamento, mutuato da Federal Reserve, è in discussione nell'ambito di una revisione in corso della strategia di politica monetaria della Bce.

Ciò dovrebbe dare a Lagarde una giustificazione per mantenere bassi i tassi e forse anche per continuare a comprare titoli di Stato nel lungo periodo, come ha fatto Banca del Giappone.

"È il metodo giapponese di affrontare il problema" osserva Philipp Vorndran, strategist di Flossbach von Storch. "Un Paese può operare per sempre a interesse zero se la gente non perde fiducia nel denaro".

ACQUISTI DI TITOLI DI STATO

La Bce ha già acquistato 3.000 miliardi di euro di debito pubblico e si è impegnata a continuare a farlo fino alla fine della crisi sanitaria, reinvestendo le obbligazioni in scadenza anche oltre.

Per il momento, Lagarde non deve affrontare i problemi ai quali ha dovuto far fronte il suo predecessore, in particolare la lunga disputa giudiziaria con gli scettici tedeschi sulla legalità degli acquisti di bond, che è stata messa a tacere con una sentenza costituzionale soltanto a maggio dello scorso anno.

L'Unione europea sta finalmente facendo passi avanti sul piano del bilancio, emettendo per la prima volta ingenti volumi di debito congiunto per finanziare il Recovery fund anti-pandemia da 750 miliardi e dando alla Bce più spazio per l'acquisto di bond e alleviando la pressione su alcuni dei membri più deboli del blocco.

L'ex ministro italiano dell'Economia, Roberto Gualtieri, si era già impegnato a riportare il rapporto debito/Pil del Paese ai livelli del 2019 entro il 2030 attraverso la crescita e gli investimenti, mentre la nomina di Mario Draghi a capo del governo alimenta le speranze degli investitori in riforme favorevoli alla crescita.

È troppo presto per dire se l'aumento del debito della zona euro diventerà un tema ricorrente nelle campagne dei conservatori nelle elezioni federali tedesche di settembre, ma per ora alcune fonti della coalizione riferiscono che si stanno allontanando dal dibattito sulla politica monetaria Bce.

Tuttavia, rimane ancora qualcuno da convincere.

Oltre a Weidmann e agli altri falchi del consiglio Bce, i tassi bassi hanno fatto infuriare i risparmiatori, che hanno visto scomparire i rendimenti degli investimenti a reddito fisso e i prezzi degli immobili salire alle stelle in alcune aree.

Ironia della sorte, i prezzi gonfiati degli asset rendono ancora più difficile per la Bce irrigidire la politica monetaria, se necessario, poiché ciò potrebbe innescare una crisi di mercato economicamente disastrosa.

Questo, insieme al tacito bisogno di aiutare i governi a ridurre il debito, significava che la Bce non avrà altra scelta che mantenere aperti i rubinetti di liquidità per il prossimo futuro.

"Ciò che limita la capacità della Bce di intervenire contro l'inflazione non è solo la cosiddetta 'fiscal dominance', ma anche la dipendenza dei mercati finanziari dai bassi rendimenti", ha detto Luis Garicano, membro spagnolo del parlamento europeo e professore di economia alla IE Business School.

((Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Alessia Pé, alice.schillaci@thomsonreuters.com, +48587696614))