Bce potrebbe ridurre misure di stimolo, senza revocarle ora

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Il simbolo dell'Euro impresso sulla sede centrale della Banca centrale europea, a Francoforte

di Balazs Koranyi e Francesco Canepa

FRANCOFORTE (Reuters) - La Banca centrale europea dovrebbe ridurre oggi le misure di stimolo, un primo passo simbolico verso l'uscita dagli aiuti d'emergenza stanziati durante la pandemia, pur confermando comunque un forte sostegno per gli anni a venire.

L'istituto centrale ha usato ogni strumento per sostenere l'economia dopo che il coronavirus ha portato alla chiusura delle attività e costretto i cittadini a casa lo scorso anno. Tuttavia, con il calo della disoccupazione, il rimbalzo dell'inflazione e il ritorno alla normalità, i membri della banca centrale sono sotto pressione affinché riconoscano che il peggio è ormai passato.

Ogni mossa, tuttavia, sarà probabilmente marginale, a riprova dei timori dei banchieri centrali di un taglio prematuro delle misure di sostegno, che potrebbe vanificare anni di stimoli. Uno scenario pericoloso per la Bce, che già delle fare i conti con quasi un decennio di target dell'inflazione mancati.

L'inflazione è ora ai massimi di 10 anni ma si prevede un rapido calo all'inizio del prossimo, con un assestamento poi al di sotto del target Bce del 2% fino al 2023, outlook economico che sarà probabilmente confermato dalle nuove, e marginalmente migliorate, proiezioni economiche della Bce attese oggi.

La Bce vorrà anche evitare una mossa importante prima della Federal Reserve, che ora sembra esitare a preparare il terreno per l'uscita da una politica monetaria estremamente accomodante.

Ciò costringe la Bce a un gioco d'equilibrio.

Da un lato ha bisogno di riconoscere che la crisi del coronavirus - la giustificazione per il sostegno d'emergenza - si sta placando. Dall'altro, deve riassicurare i mercati che questo non è l'inizio di una graduale uscita dalla politica accomodante, e che l'impegno dell'istituto per alzare i prezzi al consumo rimane costante.

In pratica, ciò potrebbe implicare un taglio nel programma d'acquisto per l'emergenza pandemica (Pepp) a un range di 60-70 miliardi di euro al mese per il quarto trimestre, dai circa 80 miliardi di euro a luglio, in base a un sondaggio di analisti condotto da Reuters - ancora elevato rispetto agli standard storici.

La Bce potrebbe anche optare per una formulazione più vaga, che conceda ai membri dell'istituto una maggiore discrezionalità su quanto possono acquistare nell'ambito dei 1.850 miliardi di euro del Pepp, nel caso in cui non siano soddisfatti dalla reazione del mercato.

"Gli argomenti a favore di un ritmo leggermente più lento per gli acquisti Pepp nel quarto trimestre sembrano ovvi: le condizioni finanziarie sono più favorevoli e l'outlook è migliorato", ha detto Frederik Ducrozet, strategist di Pictet.

Tuttavia, Ducrozet ha aggiunto che ciò non sarebbe una forma di tapering e nemmeno una riduzione delle misure di sostegno.

"Piccole modifiche all'outlook a medio termine, rischi al ribasso e siamo nuovamente ai limiti inferiori (per i tassi d'interesse), che richiedono un sostegno monetario particolarmente deciso o persistente - ciò non corrisponde esattamente a una riduzione del quantitative easing, ancor meno all'idea di superare la Fed", ha sottolineato.

Ad agosto, i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni, punto di riferimento della zona euro, sono calati ai minimi di sei mesi al di sotto della soglia di -50 punti base, e scambiano ancora a -33 punti base - un livello relativamente basso - anche se i mercati hanno scontato una moderata riduzione degli acquisti da parte della Bce.

La decisione sulla politica monetaria è prevista oggi alle ore 13,45 italiane, a cui poi seguirà una conferenza stampa con la presidente della Bce Christine Lagarde alle ore 14,30 italiane.

(Tradotto a Danzica da Enrico Sciacovelli, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)

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